In un cucchiaio di acqua marina limpida e pulita possiamo contare circa 100 milioni di macro-virus, 10 milioni di batteri sconosciuti e circa 10000 cellule di plancton. Ma una scoperta che ha dell’incredibile e può avere dei risvolti bio-tecnologici enormi è che si sono trovate molte catene di DNA libero cioè non legato ad esseri viventi: da dove viene? Quanto ce n’è? Come si comporta? A che cosa serve? 

La medicina da almeno 3000 anni si prende cura dell’uomo riuscendo a farlo comunque sopravvivere anche alle epidemie più gravi. Ricordiamo che solo la spagnola del 1918 fece in Europa 6 milioni di  morti, più che la Grande Guerra. Ora, invece, deve prendersi cura dell'intero pianeta che è a rischio.

Ci salvava sempre la vix medicatrix naturae con la sua energia innovativa e i suoi cicli. Purtroppo noi, uomini moderni altamente tecnologici, la stiamo violentando, stravolgendone i ritmi senza comprendere appieno gli intimi meccanismi che l’hanno sempre regolata.

Il mare ci salverà? 

Perché noi veniamo dal mare e dobbiamo ringraziare la ranocchia che milioni di anni fa decise di uscirne e di andare a sperimentare come si potesse vivere sulla terraferma, adattando, in un modo che ha dell’incredibile, il suo apparato respiratorio. È l’atto miracoloso che si ripete continuamente alla nascita di ogni bambino con il primo vagito, il primo respiro.

Al di là della storia evolutiva darwiniana, noi abbiamo un elemento determinante per accettare e sostenere questa tesi: la concentrazione del cloruro di sodio (NaCl). La concentrazione del sale della vita, senza il quale non potremmo vivere, nel nostro sangue è esattamente uguale a quella del mare: 0,9 gr/litro.

Alcuni mammiferi hanno poi preferito tornare al mare: sono i cetacei, mammiferi a tutti gli effetti che hanno mantenuto la respirazione aerea ma fisicamente hanno preso la conformazione perfetta e dinamica dei pesci.

Noi, mammiferi di razza umana, l’abbiamo persa ma dobbiamo renderci conto che solo conoscendo e salvaguardando le nostre origini ancestrali potremo riprendere nelle nostre mani il destino dell’umanità.

Dobbiamo, pertanto, ringraziare e far conoscere coloro che studiano le potenzialità di questo brodo primordiale di cui conosciamo pochissimo. Pensate che di tutti gli esseri viventi nel mare, la biomassa marina, solo il 2% è rappresentato dai pesci, mentre il 98% è costituito da animali piccolissimi che noi chiamiamo complessivamente plancton.

Abbiamo già ricordato in altre occasioni il biologo americano Craig Venter che studia il DNA dei batteri abissali stabilendo un’unica ininterrotta catena genetica ed evolutiva fino a noi. Oggi, però, voglio farvi conoscere un altro studioso Chris Bowler, direttore del dipartimento di Biologia Marina della Ecole Normale di Parigi, che porta avanti un immane progetto di studio sull’ecosistema marino che influisce sull’ecosistema terrestre e, quindi, sulla nostra salute molto più di quanto si possa pensare. A bordo della Goletta Tara, super attrezzata, e a capo di una équipe di specialisti, fra cui, finalmente, anche italiani dell’Università della Bicocca di Milano e della stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, sta mappando tutti gli oceani con un viaggio che durerà circa 3 anni (Darwin insegna).

Da questi studi stanno emergendo dati importantissimi per l’equilibrio del nostro piccolo e fragile pianeta per l’umanità intera e per il singolo individuo. Ecco perché anche se questo argomento sembra poco "medico" invece ha una sua valenza.

Perché il mare?

Un solo esempio per comprendere il mare di cui noi tutti conserviamo la traccia primordiale: in un cucchiaio di acqua marina limpida e pulita possiamo contare circa 100 milioni di macro-virus, 10 milioni di batteri sconosciuti e circa 10000 cellule di plancton. Ma una scoperta che ha dell’incredibile e può avere dei risvolti bio-tecnologici enormi è che si sono trovate molte catene di DNA libero cioè non legato ad esseri viventi: da dove viene? Quanto ce n’è? Come si comporta? A che cosa serve? È l’essenza stessa della vita che può renderci conto della infinita varietà di forme viventi e, soprattutto, del ciclo vitale: nascita → morte → nascita.

Da 200 anni ci hanno insegnato a scuola il ciclo dell’ossigeno nell’aria: gli animali respirano O2 ed emettono CO2 (anidride carbonica) che viene captata dai vegetali e, grazie alla loro fotosintesi clorofilliana, emettono O2, il tutto alla luce del sole.

Ora, invece, scopriamo che il 50% dell’O2 che respiriamo è prodotto dal fitoplancton marino e che, a sua volta, più del 50% del CO2 presente nell’aria viene captato da questi microrganismi fotosintetici. È la pompa biologica marina del carbonio a cui noi dobbiamo la vita.

Dal mare l’umanità ha sempre ricavato nutrimento con i pesci ma, ora, con un incremento esponenziale della popolazione (siamo all’incirca 7 miliardi) e un conseguente decremento esponenziale delle risorse ittiche questo equilibrio si è spezzato. I mari sono sempre più poveri e quindi si è ricorsi alla ittiocoltura, ma si è venuto a creare un corto circuito deleterio: per nutrire un salmone da 1 Kg ne occorrono 5 di sardine o acciughe. Da quando, poi, si sono scoperti gli acidi grassi polinsaturi Omega 3 con buona azione sul metabolismo dei lipidi organici, il consumo di salmonidi è salito alle stelle.

Un’altra fonte alimentare sfruttata da millenni in Cina e in Giappone sono le alghe ad alto valore energetico che, opportunamente modificate, potrebbero entrare a pieno titolo anche nella nostra alimentazione.

Finora il mare, dunque, ci ha fornito aria pulita, alimenti, sostanze farmacologiche utilizzate sia in terapia (Omega 3, antibiotici, chemioterapici), sia nella ricerca (tossine, vaccini, veleni animali), materiale organico (DNA) e virus primordiali utilizzati nella ingegneria genetica. 

Alla domanda se tutte queste scoperte non porteranno a uno sfruttamento ancora più selvaggio e devastante delle risorse marine,  Chris Bowler ha risposto che questo è un rischio, come per tutte le scoperte scientifiche che, se non ben finalizzate, possono portarci a fattori negativi.

Ma, e questo lo aggiungo io, c’è da sperare che nella mente umana sia chiaro che se noi non salviamo il mare che è attorno a noi finiremo con l’uccidere il mare che è dentro di noi. 

Gianni Baiotti
Già Primario di Medicina Interna, Ospedale Molinette di Torino.
Libero Docente in Semeiotica Medica.
Docente di Corsi di Umanizzazione della Medicina.
Docente di Cultura Medica all’UNITRE di Torino e di Collegno.
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Agosto 2012 13:49 )