Un evento catastrofico comporta la perdita di "contenitori" quali casa, lavoro, affetti che occorre ricreare al più presto. I PASS sono ambulatori, luoghi "fisici", all’interno dei quali rielaborare i vissuti dolorosi e ritrovare una base di normalità. 

I PASS - Posti di Assistenza Socio Sanitaria.
Le nuove strutture sanitarie campali per la assistenza sanitaria e psicosociale.

Le gravi catastrofi possono togliere brutalmente e improvvisamente a un alto numero di persone, l’assistenza sanitaria e sociale su cui si basa l’equilibrio, spesso fragile, della loro salute e delle loro esistenze.

Gli effetti di una catastrofe possono rendere inagibili studi medici e consultori e indisponibili gli specialisti che vi operano, riducendo o sospendendo per tempi imprevedibilmente lunghi l’assistenza di Medici di Famiglia, Pediatri di libera scelta, Infermieri di territorio, Psicologi e altri specialisti ambulatoriali. Inoltre una percentuale consistente della popolazione italiana tiene sotto controllo severe malattie croniche (diabete, ipertensione, epilessia, asma,…), grazie alla regolare assunzione di farmaci e alla facile accessibilità alle cure ambulatoriali o domiciliari; l’improvvisa sospensione delle quali può esporre ad acutizzazioni pericolose delle loro patologie.

Devono essere anche considerati gli effetti che le catastrofi provocano sulla salute psicologica delle vittime, il cui trattamento richiede specialisti qualificati che possano operare in ambienti adeguati, come evidenziato anche ultimamente durante i soccorsi ai naufraghi della nave Costa Concordia nell'incidente in prossimità dell’isola del Giglio.

Il sistema nazionale di protezione civile può dispiegare in breve tempo un numero relativamente alto di PMA (Posti Medici Avanzati), ma i medici e gli infermieri che vi operano sono necessariamente specializzati in triage, stabilizzazione e evacuazione dei feriti e dei pazienti più critici; tali operatori sono dunque inadatti alle esigenze di assistenza socio sanitaria di cui necessita la popolazione “illesa”.

Il PASS (Posto di Assistenza Socio Sanitaria) è un nuovo tipo di struttura sanitaria campale che il Dipartimento della Protezione Civile, dopo uno studio sulle esigenze sanitarie manifestate dalle popolazioni colpite da calamità, in particolare durante il terremoto de L’Aquila nel 2009, ha proposto al Gruppo Tecnico Interregionale Sanità, al Gruppo Tecnico Interregionale Protezione Civile e alla Consulta del Volontariato.

Obiettivo dei PASS è supportare il Sistema Sanitario Regionale colpito dalla catastrofe, ripristinando nel più breve tempo possibile, un livello di assistenza sanitaria e psicosociale più vicino possibile a quello precedente l’evento, grazie al dispiegamento tempestivo di “ambulatori campali”.

A tale scopo i PASS devono giungere sul luogo della catastrofe già equipaggiati con personale sanitario specialista di adeguata professionalità, ovvero ogni suo operatore sanitario svolge in essi la stessa attività che svolge in ordinario (es. in ambulatorio medico operano Medici di Medicina Generale in servizio con tale ruolo, ecc.), garantendo con ciò la qualità dei servizi sanitari che eroga, ma non appena la situazione lo consentirà, il personale sanitario giunto col PASS sarà integrato o sostituito da quello del servizio sanitario competente per territorio.

La configurazione del PASS è di fatto quella di un poliambulatorio campale, che prevede nella versione base: area di gestione e coordinamento, area di accoglienza-registrazione pazienti, ambulatorio di Medicina Generale, ambulatorio Pediatrico, ambulatorio per l’assistenza Psicologica, ambulatorio Infermieristico e consultori per Assistenza Sociale. Sono auspicabili tuttavia configurazioni in cui sia presente in particolare il Presidio Farmaceutico, ma se possibile anche aree di altra specialistica (per es. Odontoiatria, Oculistica, Cardiologia, Ginecologia …).

I PASS possono essere costituiti da tende, ma anche da shelters, o combinazioni delle due tipologie, purché ambienti, percorsi e servizi igienici siano adatti all’uso per disabili, anziani e bambini, e va precisato inoltre che in quanto strutture sanitarie campali devono essere organizzate per operare in autonomia logistica per almeno 72 ore, salvo essere predisposte per essere allacciabili ai servizi essenziali locali appena ripristinati.

Prototipi di PASS sono stati dispiegati sperimentalmente durante l’esercitazione TEREX, svoltasi in Toscana dal 25-28 Novembre 2010, grazie alla collaborazione di Croce Rossa Italiana, Confederazione Misericordie e ANPAS, un apposito gruppo di lavoro sta elaborandone la versione definitiva, che potrebbe essere approvata nell’ambito del Comitato Paritetico.

Federico Federighi 
Dipartimento di Protezione  Civile, Roma
www.protezionecivile.it

 

 

 

 

Struttura dell’Ambulatorio Psicologico campale

L’Ambulatorio Psicologico campale deve garantire lo stesso livello qualitativo di assistenza psicologica erogata dalla Struttura sanitaria pubblica. Un’adeguata organizzazione dei servizi può permettere una risposta qualificata in tutte le macroaree di competenza psicologica. Le attività  dell’Ambulatorio Psicologico campale vengono programmate e pianificate nei particolari in condizioni di pace, mantenendo gli standard del SSN e cercando di ipotizzare e individuare le possibili esigenze emergenti dopo una calamità.

Tutto il materiale necessario a garantire l’efficacia di ogni intervento e gli spazi ambientali idonei a ospitare gli assistiti vengono predisposti prima dell’attivazione. Naturalmente un’altra importante fase organizzativa verrà svolta successivamente all’attivazione e direttamente sul campo al fine di individuare le peculiarità delle risposte sanitarie necessarie.

Un elemento critico dell’organizzazione dell’Ambulatorio campale, ma anche del PASS nella sua interezza, riteniamo sia l’individuazione dei veri bisogni manifestati dalle persone, al di là delle richieste che da loro emergono in quel contesto.

Se in un Servizio di Psicologia di una ASL i dirigenti sanitari si possono avvalere dei dati statistici sull’affluenza degli assistiti, potendo suddividerli in diversi parametri di interesse, per studiare e programmare l’organizzazione della risposta, l’Ambulatorio campale potrà avvalersi esclusivamente di un esame di realtà veloce e strategico per intercettare i bisogni della popolazione e progettare la risposta sociosanitaria più adeguata. 

L’individuazione del disagio della popolazione rappresenta quindi una svolta decisiva nella gestione della risposta e quest’ultima va analizzata a tutti i livelli dell’organizzazione dei soccorsi

Come sappiamo i reali bisogni psicologici, che covano nella persona o nella comunità vittima di un’avversità, spesso non vengono avvertiti come tali dalle vittime.

Per questo sembra auspicabile che l’individuazione dei bisogni psicologici venga mediata da personale specializzato, psicologi psicoterapeuti esperti in emergenza, collocati anche in sede centrale all’organizzazione dei soccorsi e coadiuvati dai colleghi presenti sul territorio, nel PASS e in eventuali campi di accoglienza. Riteniamo questa fase particolarmente importante poiché qualifica la risposta psicologica di tutti gli interventi professionali successivi.

La presenza dell’Ambulatorio si carica, inoltre, di significati psicologici intrinseci. Il primo è legato alla funzione simbolica rappresentata dalla struttura, un luogo che viene a sostituirne  uno precedente che si poneva come punto di riferimento per i bisogni della collettività.

Quindi l’allestimento del PASS, per il tipo di strutturazione e organizzazione simile a quella dei Servizi preesistenti alla catastrofe, contribuisce a ricreare un senso di quotidianità, continuità e normalità.

L’ambulatorio può rappresentare inoltre il “contenitore” di vissuti, emozioni, bisogni, che grazie alla presenza e all’assistenza degli operatori divengono maggiormente pensabili e tollerabili, permettendo o facilitando il ripristino di un maggiore equilibrio psico-fisico.

In entrambi i casi appare calzante il riferimento alla teoria bioniana del contenimento in base alla quale i gruppi sociali, le istituzioni (nel nostro caso specifico i servizi ambulatoriali delle ASL) e la società stessa, nel suo complesso, ricoprono la funzione di contenimento. Per Bion (1972) il bisogno di contenimento è un bisogno fondamentale dell’essere umano che trova la sua realizzazione/soddisfazione nel rapporto simbolico contenitore – contenuto. Il bisogno di contenimento può essere ben rappresentato da un luogo fisico, che sia una qualsiasi struttura sociosanitaria di una asl o il PASS.

In questa sede trova risposta principalmente il bisogno di contenimento psicologico che si declina nella diade terapeuta – paziente e si modella, per la persona assistita, sulla rappresentazione della relazione primaria madre-bambino. L’esperienza nella relazione di questi ruoli emotivamente intensi implica per l’operatore la gestione di una funzione primaria, quella materna o genitoriale, che consente alle persone coinvolte nella diade di stabilire un contatto emotivo indispensabile per riavviare le dinamiche relazionali che favoriscono la conservazione della integrità della persona.

Seguendo l’analogia con il pensiero di Bion, un evento catastrofico comporta inevitabilmente la perdita di contenitori (casa, affetti, lavoro, ecc.), e quindi diventa chiaro e comprensibile come sia di primaria importanza ricreare e formalizzare nel più breve tempo possibile luoghi “fisici” e “psicologici” con funzione di contenitori, seppur vicarianti.

L’Ambulatorio Psicologico campale diventa allora “contenitore”, all’interno del quale ascoltare, comprendere e rielaborare i vissuti dolorosi derivati dall’accaduto.    

 

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Donatella Galliano
Psicologa e psicoterapeuta
Associazione di Psicologia dell’Emergenza
Psicologi per i Popoli – Cuneo
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Immagine: Benjamin Simeneta - Fotolia.com

Ultimo aggiornamento ( Domenica 10 Marzo 2013 09:18 )