I gruppi di acquisto solidale (GAS) nascono a metà degli anni ’90 come gruppi informali di cittadini e consumatori che decidono di svolgere attività di acquisto collettivo e distribuzione di beni secondo principi condivisi di solidarietà sociale e responsabilità ambientale. Dopo un inizio limitato ad alcune realtà territoriali, si diffondono sempre più a partire dai primi anni 2000. Vogliamo introdurre l’argomento cercando di capire chi sono e come operano affrontandone gli aspetti sociali oltre che commerciali.

Sono 618 i gruppi segnalati a gennaio 2010 dalla Rete Nazionale di collegamento dei GAS (1). Un numero che si è dimostrato in forte crescita negli ultimi anni.  Si tratta di un fenomeno in espansione, sempre più diffuso territorialmente, anche se c'è una forte concentrazione di gruppi nei grandi centri urbani grazie alla partecipazione crescente di persone. Poiché non esiste un censimento completo dei gruppi di acquisto, non è possibile fornire stime precise sui numeri che li riguardano (partecipanti, produttori, fatturato, ecc.), tuttavia centinaia di migliaia di persone vi sono coinvolte a vario titolo e, in alcune regioni, il fenomeno riguarda una porzione piuttosto significativa della popolazione.
 

 Quali sono i principi di base che animano i GAS?

I GAS rappresentano un nuovo modo di concepire e vivere le relazioni tra produttore e consumatore, basato principalmente sulla conoscenza diretta e sul perseguimento di finalità comuni invece che sulla massimizzazione del profitto o dell’interesse individuale (2).
Il consumo di prodotti, per lo più biologici, provenienti da piccoli produttori, possibilmente locali permette di promuovere un’economia solidale nel rispetto:
dell’ambiente, attraverso la scelta di prodotti a basso impatto ambientale, spesso a certificazione biologica;
dei produttori, con i quali si instaurano legami sociali e non esclusivamente mercantili;
dei membri stessi, nella duplice forma di tutela della salute attraverso il consumo di prodotti «sani» e di impegno volontario nell’organizzazione e nella gestione delle attività del gruppo.
 

Esiste un profilo comune ai membri dei GAS italiani?

Sono poche le ricerche attualmente disponibili sul fenomeno dei GAS. Una di queste (3) è stata condotta sulla base di diverse aree di analisi: motivazione, sentimento di identità e di appartenenza al gruppo, qualità e modelli di organizzazione e funzionamento delle attività, relazioni interne ed esterne. I risultati mostrano come i partecipanti ai gruppi di acquisto intervistati convergano quasi tutti nell’area politica della sinistra; la stessa ricerca suggerisce anche una differenziazione degli appartenenti tra salutisti e contestatori critici.
 I salutisti hanno cercato i GAS o vi sono approdati, per la loro attenzione al mangiar sano e alla qualità dei prodotti. Per queste persone, i GAS rappresentano l’occasione per condividere con altri il loro interesse per un certo tipo di consumo biologico, e una risorsa nell’individuare fornitori di eccellenza per i loro acquisti, infine, seppure marginalmente, come occasione di risparmio legata all’acquisto collettivo. 
I contestatori critici, invece, pur affermando la base dell’importanza del consumo di cibi prodotti con metodi biologici e a basso impatto ambientale, assumono il riferimento dell’impegno sociale e politico, inteso in senso ampio, come carattere centrale della loro appartenenza ai GAS. Animati dalla convinzione che il consumo biologico sia e debba essere un pezzo di questa esperienza, ma che non la esaurisca, dimostrano una forte intenzione politica e sociale. In particolare, emerge una capacità di interazione a livello locale con altri soggetti pubblici e privati.
Certamente il consumatore che appartiene a un GAS è dotato di una “razionalità sociale” che gli consente di interpretare e perseguire finalità di consumo secondo una prospettiva più ampia rispetto alla pura razionalità economica.
 

Qual'è l'elemento determinante dei GAS?

Il forte rapporto di fiducia e solidarietà presente tra i membri, aspetti che caratterizzano anche le loro attività di promozione, conferenze, presentazione di libri, ecc. Più in dettaglio, i rapporti di fiducia legano non soltanto i consumatori tra loro, ma anche consumatori e produttori, che non di rado sono anche membri attivi di un gruppo di acquisto. Inoltre, per acquistare prodotti biologici o comunque ecocompatibili, forniti in prevalenza da piccoli produttori locali, i GAS si “mettono in rete”. Si tratta di una rete sociale, prima ancora che commerciale, poiché consumatori e produttori sono inseriti in un sistema di interazione basato sullo scambio di informazioni e sulla condivisione di valori. È perciò facile stabilire contatti diretti e rapporti di reciproca conoscenza. Rapporti che si arricchiscono delle esperienze e della vita che sta dietro ogni prodotto.
 

 Dunque il consumo consapevole è alla base di una azione sociale ...

Numerose sono le testimonianze raccolte all’interno di diversi GAS che insistono sulla valenza pubblica delle scelte di consumo, che si configurano come piccoli passi quotidiani per la costruzione di un «altro mondo». Infatti, talvolta inconsapevolmente, i GAS riescono a esercitare pressioni nei confronti delle istituzioni locali riguardo tematiche per loro particolarmente rilevanti. Ad esempio, alcuni progetti educativi sul consumo consapevole nelle scuole, che hanno visto il coinvolgimento di bambini, famiglie e insegnanti, hanno determinato una riflessione complessiva a livello locale conducendo alla ridefinizione di alcuni capitolati d’appalto per gli acquisti delle mense scolastiche. Infine, insieme ad altre associazioni ambientaliste più strutturate (quali Italia Nostra, Legambiente, Slow Food, ecc.), i GAS sono diventati motori di iniziative volte alla riformulazione di politiche pubbliche, quanto meno a livello locale.
 

Quale futuro per i GAS?

Dal punto di vista sociologico, i GAS sono caratterizzati da relazioni di fiducia e di solidarietà peculiari, elementi essenziali del cosiddetto capitale sociale: comprendere i meccanismi di funzionamento dei GAS significa anche comprendere alcune condizioni utili per la costruzione o il consolidamento del capitale sociale, caratterizzato, tra l’altro, dalla presenza di forti legami di fiducia personale. Molta strada deve essere ancora fatta per arrivare a una piena comprensione del «popolo dell’economia solidale» e delle conseguenze economiche, politiche e sociali che modalità di consumo consapevoli, responsabili e solidali potranno portare. Certamente, i GAS non sono un fenomeno passeggero, bensì una nuova forma di consumo critico e di partecipazione destinati a durare e ad ampliarsi nel tempo.

 

 

Paolo R. Graziano
Professore di Scienza politica e Analisi delle politiche pubbliche,
Università Bocconi di Milano.
Ricercatore associato del Centre d’études européennes
Università Sciences Po di Parigi.
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Immagine di testata di NiDerLander - Fotolia.com

 

Bibliografia
1. Gruppi di Acquisto Solidale. Rete Nazionale di collegamento dei GAS. www.retegas.org.
2. L. 24 dicembre 2007, n. 244, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008). GAS: “soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti” (art. 1, c. 266).
3. Carrera L., I Gruppi di Acquisto Solidale. Una proposta solida nella società liquida. Partecipazione e Conflitto, 3 (2009) 95-122.

 

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 17:06 )