Sovente i nostri bambini sono alimentati con una dieta ipercalorica e sbilanciata. Eliminare errori nell’alimentazione fin dai primi mesi di vita equivale a limitare il rischio di complicanze cardiovascolari in età adulta. Questo obiettivo si raggiunge promuovendo l’allattamento al seno, ottimizzando lo svezzamento e un corretto stile di vita basato su attività motoria costante, alimentazione regolare nel rispetto di orari, quantità e qualità del cibo, privilegiando alimenti freschi, di stagione e del territorio.

 Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nei paesi industrializzati e in molti paesi in via di sviluppo. Nella nostra nazione sono responsabili del 40% di tutti i decessi (dati ISTAT 2005). Il progressivo incremento di sovrappeso e obesità nei bambini e negli adolescenti impone che la prevenzione del rischio cardiovascolare inizi sin dall’infanzia. L’alimentazione in particolare costituisce uno strumento fondamentale per tale scopo.

Il trend della malnutrizione per difetto, presente fino agli anni ’50, è stato sostituito progressivamente da un’alimentazione per eccesso. Il bambino di oggi spesso si alimenta con una dieta ipercalorica e sbilanciata caratterizzata da un ridotto consumo di alimenti di origine vegetale e integrale e un elevato consumo di grassi e zuccheri a rapido assorbimento.
Una corretta alimentazione deve iniziare dalle prime fasi dell’allattamento, quindi dello svezzamento, in quanto è noto da tempo che il tipo di alimentazione, sia per quantità sia per qualità, produce effetti rilevanti sulla crescita, in particolare nei primi mesi e anni di vita.
Come l’esposizione a intervalli limitati di sottonutrizione nel periodo postnatale, definito “periodo finestra”, può portare a modificazioni permanenti del peso e della composizione corporea in età adulta, una iperalimentazione nell’infanzia può favorire lo sviluppo di obesità e/o di aterosclerosi.

 

Allattamento

Sono stati effettuati numerosi studi per confrontare gli effetti dell’allattamento al seno rispetto all’allattamento con latte formulato. Il primo ridurrebbe del 10% i livelli di colesterolo totale, del 25% l’incidenza di malattie cardiovascolari e del 13‑14% la mortalità per queste ultime.
Durante l’allattamento il valore energetico dato dai lipidi può raggiungere il 52% con una percentuale di grassi monoinsaturi (MUFA) pari al 45% e un contenuto di colesterolo variabile tra 100 e 150 mg/l. I bambini allattati con latte materno presentano, a 4 mesi di età, una concentrazione sierica di lipidi più elevata, se paragonati a quelli allattati con latte in formula.

Sempre per quanto riguarda i lipidi sono gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) a distinguere principalmente il latte materno da quello artificiale. In particolare l’acido docosaesaenoico (DHA), essenziale per lo sviluppo anatomico e funzionale (cognitivo e visivo) del sistema nervoso del bambino, sembra esercitare un effetto di prevenzione prenatale del danno cardiovascolare (1).
L’accumulo di questo acido grasso essenziale inizierebbe già in utero perciò è importante che la gestante ne assuma regolarmente quantità adeguate (due porzioni di pesce nell’arco della settimana) durante tutta la gravidanza.

Il latte materno inoltre non stimolerebbe l’Insulin Growth Factor‑1 (IGF‑1); a differenza di quello formulato, ne manterrebbe bassi i valori durante il periodo dell’allattamento e favorirebbe valori più elevati successivamente. Questo comporta dunque una minor crescita nei primi mesi di vita, un incremento elevato della statura nell’infanzia e nell’adolescenza e la prevenzione globale del rischio di obesità futura.

 

Svezzamento

Lo svezzamento è un’altra fase altamente critica per la salute futura del bambino in quanto determina il cambiamento degli apporti nutrizionali ed energetici.

Poiché una dieta povera in grassi può compromettere l’accrescimento, l’ESPGHAN Committe on Nutrition (2) del 1994 non ha raccomandato alcuna restrizione del contenuto di lipidi nel primo anno di vita, consigliando una graduale diminuzione sino al 30% dell’apporto calorico giornaliero negli anni successivi. Purtroppo, al momento, mancano evidenze sulle conseguenze che una dieta ricca in lipidi potrebbe avere sulla composizione corporea futura.
La quantità di grassi assunti con la dieta è da sempre stata considerata tra i fattori favorenti la deposizione di grasso corporeo, anche se vi sono opinioni discordanti tra i pediatri. Viene infatti posto in dubbio che, nella fascia di età compresa tra 1,5 e 4,5 anni, vi siano relazioni statisticamente significative tra la quantità di energia totale consumata, quella di lipidi alimentari e la percentuale di grasso corporeo (3).

La letteratura fornisce, al contrario, chiare evidenze sulle correlazioni esistenti tra proteine e sviluppo di grasso corporeo nell’infanzia. Un elevato apporto proteico (soprattutto proteine animali quali quelle contenute nel latte vaccino) stimolerebbe la produzione dell’IGF‑1, responsabile a sua volta dell’incremento di un precoce deposito adiposo.

Si è osservato inoltre che la percentuale dei carboidrati introdotti con l’alimentazione è inversamente proporzionale al grasso corporeo poiché essi possiedono un tasso di digestione e assorbimento più lento e una capacità saziante più elevata.
L’eccesso di carboidrati semplici (mono e disaccaridi) innalza la trigliceridemia, riduce i livelli di HDL‑colesterolo, mentre l’aumento della quota dei carboidrati complessi riduce i livelli di LDL‑colesterolo senza effetti negativi sulle HDL.

 

La dieta mediterranea

Nel corso degli anni la ricerca scientifica ha confermato l’efficacia preventiva del modello alimentare mediterraneo nei confronti di diverse malattie croniche e degenerative (obesità, malattia cardiovascolare, ipertensione, diabete, tumori), attraverso studi clinici e studi osservazionali sulla popolazione adulta, mentre un numero minore di studi è stato condotto sulla popolazione pediatrica.
Tra questi ultimi un’analisi effettuata da Serra‑Majem et al. (4) su bambini e adolescenti spagnoli ha dimostrato come la dieta mediterranea sia un modello proponibile ed efficace già in età pediatrica. 

Questo stile alimentare prevede il consumo quotidiano di alimenti rappresentativi della tradizione mediterranea:
• cereali (carboidrati a lento assorbimento e fibra);
• olio d’oliva (MUFA e antiossidanti);
• frutta fresca e verdure (fibra, vitamine e antiossidanti);
• frutta secca (PUFA); • legumi (proteine vegetali);
• pesce (proteine e PUFA). 

In particolare i PUFA della serie Omega3, di cui il pesce è ricco, sono composti “essenziali” per l’organismo che devono essere assunti con l’alimentazione in quantità adeguata al proprio fabbisogno. La SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana, (5) ne ha stabilito il fabbisogno giornaliero che risulta compreso tra 0,5 e 1,5 g (LARN), (6) variabile secondo l’età e il sesso. 

Inoltre sono ormai documentate da anni le proprietà protettive a livello dell’apparato cardiovascolare dell’acido oleico, principalmente contenuto nell’olio di oliva, che risulta avere proprietà ipolipemizzanti e una potente attività antiossidante con conseguente prevenzione del danno aterogeno. 

Le fibre vegetali sono costituenti importanti di una dieta corretta. Il fabbisogno giornaliero per i bambini risulta pari a 1 g/kg  5 g. Ve ne sono di due tipi, solubili e insolubili. Le fibre solubili sono contenute nella frutta (soprattutto mele e agrumi), cereali, legumi e vegetali. Le fibre insolubili, invece, nei cereali integrali, nella buccia della frutta e nella verdura in genere. L’assunzione di cibi contenenti fibre vegetali solubili, al di là delle loro funzioni benefiche sul tratto gastrointestinale, e dei loro effetti sull’iperglicemia e l’iperinsulinemia, è importante per migliorare il profilo lipidico.

 

Modello alimentare dei bambini in età scolare 

Le linee guida dell’Expert Panel of the National Cholesterol
Education Program (NCEP) (7) regolano il modello alimentare
dei bambini nell’età scolare (8).

Il NCEP raccomanda ai bambini un regime alimentare che prevede un introito di carboidrati pari al 55% delle calorie totali giornaliere, di lipidi inferiori al 30%, suddivisi in parti uguali t ra acidi grassi saturi, MUFA e PUFA, e proteine nel range variabile tra il 15 e il 20% (Dieta Step1).
L’apporto di colesterolo deve essere inferiore ai 300 mg/die e le calorie, variabili secondo età, sesso e peso, devono essere adeguate a sostenere una crescita ottimale.

Tali indicazioni sono state ribadite dalle linee guida redatte dalla SINUPE, Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (9) in merito alla prevenzione in età pediatrica dell’aterosclerosi (10).
Particolari raccomandazioni dietetiche più restrittive (Dieta Step 2) sono riservate ai bambini con dislipidemia e/o familiarità per malattia cardiovascolare precoce in cui la dieta Step 1 non risulti efficace.

È importante poi sottolineare che l’apporto calorico giornaliero deve essere adeguato all’attività svolta dal bambino. Nella società attuale i bambini, spesso non sottoposti a supervisione familiare durante i principali pasti della giornata, presentano un’alimentazione ipercalorica rispetto all’attività motoria svolta, con uno squilibrio nutrizionale dovuto a elevato consumo di cibi confezionati, snack e bevande zuccherate, a discapito di frutta, verdura e cereali.

Occorre tenere conto anche degli effetti di una scorretta distribuzione cronologica degli alimenti: vi è la tendenza a introdurre meno calorie a colazione e a consumarne una più alta percentuale con la cena mentre, al contrario, è vantaggioso assumere le calorie giornaliere nella quota del 20% a colazione, del 40% a pranzo e del 30% a cena.
Spuntini, quali per esempio un frutto, possono essere assunti a metà mattina ed eventualmente a metà pomeriggio.
    

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 17:13 )