È noto il valore che la propria storia ha nel definire ciò che si è. Ricordi più o meno consapevoli sottendono i nostri comportamenti e strutturano quella che chiamiamo identità. Lo sapeva bene Proust che al profumo di una madeleine agganciò le sue memorie e le allargò fino a realizzare quel monumento della coscienza che è la Ricerca del Tempo Perduto. 

Curioso osservare come fu l’incontro fra la fragranza di quel biscotto e i neurorecettori dello scrittore a dipanare tale viaggio. Un viaggio che, partendo dal suo corpo, dalla sua individualità sensibile, disegnò le sue relazioni, la sua socialità, i suoi piaceri, i suoi nutrimenti, le sue nevrosi.
Si può tranquillamente affermare che fu la sua fisiologia a squadernare il suo psichismo. Grazie al profumo di un alimento; che era, assieme, necessità individuale ed elemento culturale.

 

La nostra storia è inscritta nel nostro corpo, in tutte quelle funzioni, in tutti quegli organi che sottendono e che permettono l’esistenza della nostra coscienza. E che vivono e si modificano grazie al nutrimento che si apporta loro, sia essa cibo, relazioni o esperienze.
Ripercorrere la propria storia può voler dire quindi tracciare la fisiologia dei sistemi corporei, osservarne l’intreccio, studiarne il comportamento, riaprirne la potenzialità attraverso la comprensione della sua fondamentale plasticità e creatività.

A questo livello di ricerca, e di pratica, il confine fra fisiologia e psicologia si fa sottile mentre entrambe le discipline estendono i propri domini di intervento.
Ad esempio entrambe si concentrano sul periodo prenatale e perinatale della storia individuale e confermano la crucialità delle prime esperienze di vita dell’embrione, del feto e successivamente del nascituro, nel determinarne le caratteristiche di comportamento.
O descrivono sempre più dettagliatamente gli aspetti neurofisiologici degli eventi traumatici studiando le capacità autoregolative del sistema nervoso autonomo, e della relativa cascata ormonale, nel dare risposte funzionali alle circostanze esterne.

 

Di tutto ciò ne hanno ogni giorno conferma i professionisti del lavoro somatico, che ben riconoscono, per esempio in un particolare movimento degli occhi, una dissociazione inscritta neurologicamente e iniziata presumibilmente come reazione a un evento traumatico non risolto. O in qualche disturbo alimentare una sofferenza iniziata in fase embrionale.
Così come hanno conferma che nel corpo si ritrova la sua stessa capacità di “reset delle funzioni”, se solo gli si permette di completare i processi rimasti bloccati facilitando, con sapienze e tecniche specifiche, la rimessa in gioco delle competenze, siano esse a livello fisiologico, psicologico o sociale.

 

È necessario osservare l’importanza della relazione che intercorre fra la vita in formazione e la sua nutrice, ovvero fra il futuro bambino e la madre. Osservarne soprattutto l’aspetto del nutrimento, inteso come somministrazione di elementi metabolici, dall’ossigeno, agli zuccheri, agli ormoni, e psichici, quali l’affetto, lo stress, la paura. Osservare l’impatto che tale relazione preverbale e preconcettuale esercita a livello fisiologico innanzitutto e psicologico successivamente, quando lo psichismo diventerà funzione relazionale, appoggiandosi sulle reti neurali nel frattempo formate.

 

Ma anche osservare che il processo formativo è sempre in atto, siamo un embrione dal concepimento alla morte, e che, con i giusti confini e con l’appropriata presenza, in una relazione sana, consapevole e mirata, i pattern fisiologici possono essere riorientati e rinegoziati. E così quelli psichici. Con buona pace delle madeleine e di Proust.

 

 

Psicologia Prenatale - Alle origini dello sviluppo psichico dell’individuo

Parlare di Psicologia Prenatale oggi significa considerare un vasto campo di osservazione in cui discipline e competenze diverse convergono e concorrono per la tutela e la promozione del benessere e della salute della donna e dello sviluppo somatopsichico del bambino che deve nascere.

L’ottica in cui ci si muove attualmente è quella di un approccio multidisciplinare in cui la complessità del fenomeno “sviluppo prenatale” viene considerata nell’interazione tra aspetti somatici, psicologici, relazionali ed emotivi.
Alla base vi è il concetto di continuità tra vita intrauterina ed extrauterina, largamente comprovata da una, ormai, ingente mole di dati di ricerca e dalla possibilità di osservare in vivo la complessità delle attività e delle prerogative manifestate dal nascituro fin dai primi tempi della gestazione.

Il panorama scientifico internazionale è da tempo popolato da lavori di vario genere, sia di impronta sperimentale che descrittiva, sul tema dello sviluppo fetale e, in particolare, dello “sviluppo psichico fetale”. Esistono riviste specializzate e associazioni rivolte allo studio e alla tutela degli aspetti che riguardano l’individuo prima della sua nascita. Anche in Italia comincia a diffondersi una certa attenzione per queste fasi precoci e si sono creati gruppi di interesse specifico.

Anna Della Vedova
www.psychomedia.it

Massimo Sacchi
Facilitatore somatico
Vice Presidente Associazione CranioSacrale Italia
www.acsicraniosacrale.it
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Immagini - Ingrid, Beawolf - Fotolia.com
 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia
E. Blechschmidt. Come inizia la vita umana. Dall’uovo all’embrione. Futura Publishing Society, 2009.
L. Janus. The Enduring Effects of Prenatal Experience: Echoes from the Womb. Jason Aronson, 1997.
P. Levine. Traumi e shock emotivi. Come uscire dall’incubo di violenze, incidenti e esperienze angosciose. Macro edizioni, 2007.
M.Proust. Alla Ricerca del Tempo Perduto. Einaudi, 2008.
E. Ugolotti. La Terapia Craniosacrale. Dialogo con la saggezza del corpo. Xenia edizioni, 2009.
G.V. Whitfield. The prenatal psychology of Frank Lake and the origins of sin and human dysfunction. (The First Trimester). Emeth Press, 2007.

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 17:02 )