La mente è ciò che caratterizza l’essere umano e lo rende diverso dalle altre creature che vivono sulla terra. Il significato attribuito a questa parola non è univoco. In occidente per “mente” si intende il processo del pensare e i pensieri in relazione con l’attività del cervello. Nella letteratura psicologica e psicanalitica la parola “mente” include oltre che l’attività cognitiva, conscia e inconscia, anche le emozioni e le sensazioni. La “mente” è ritenuta essere il contenuto dell’esperienza umana nella sua interezza.

Per la medicina cinese la mente/shen è una delle sostanze vitali del corpo ed è considerata responsabile di attività quali il pensiero, la consapevolezza, l’intuizione, la memoria, l’ideazione, l’immaginazione.
Noi abbiamo memorie, processi di concettualizzazione e di pensiero; insieme con questo arriva lo sviluppo emozionale, un senso di identità, una visione del mondo, una prospettiva della realtà. Tutti i pensieri e le esperienze sono registrate come memorie. Queste memorie determinano il modo in cui guardiamo alla realtà, ciò che ci aspettiamo, ciò che pensiamo di essere, ciò di cui pensiamo di avere bisogno” (A.H. Almaas)

Ciò che possiede il senso della dualità, che afferra o rifiuta gli oggetti esterni: questa è la mente concettuale e pensante che opera quasi esclusivamente in base a un punto di riferimento proiettato da essa stessa e quindi percepito erroneamente come esterno.
L’attività mentale di base è un processo di pensieri di tipo associativo. Un pensiero conduce a un altro per associazione, senza alcuna connessione logica. Questa entità pensante si muove in totale autonomia rispetto alla persona cui appartiene, anzi la conduce.

Ma l’attività di pensiero può essere disciplinata e guidata, come accade quando ha luogo una attività logico- razionale e nella concentrazione; o può divenire silente, come nella meditazione.

 

La mente ordinaria è una mente la cui attenzione è prevalentemente rivolta verso il mondo esteriore, mentre è in gran parte inconsapevole dell’esperienza interiore. I pensieri sono perlopiù vecchi schemi sempre uguali che ritornano: si tratta di condizionamenti e la maggior parte di questi pensieri non ci appartiene. Alcuni arrivano da lontano, vengono dall’inconscio collettivo, altri li abbiamo assimilati dall’ambiente in cui viviamo, dai libri che leggiamo, pochi derivano da nostre esperienze e vissuti personali.
Noi siamo identificati con il contenuto dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, reazioni, desideri, avversioni, che ci mantengono in una condizione di disagio continuo e di insoddisfazione, senso di incompletezza, e di mancanza di libertà. In questo stato è la mente a usare noi.

 

La pratica della consapevolezza, la capacità di essere presente alla percezione del proprio mondo interiore nella sua interezza è ciò che può liberarci dalla schiavitù della mente conscia e inconscia.
La pratica della consapevolezza conduce a “prendere dimestichezza con l’anatomia della mente, con la chimica di pensieri ed emozioni, come un pensiero si muove, come si muovono i riflessi, come essi controllano le percezioni, le risposte alle situazioni, come regolano la propria relazione con gli altri. A tal fine, bisogna imparare che cos’è l’osservazione. Se io sono colui che esperisce, allora verrò coinvolto nel processo di esperire, e non sarò capace di osservare il movimento della mente. Dunque bisogna apprendere la scienza dell’osservazione, non interpretare, non analizzare, non paragonare, non giudicare, ma avere consapevolezza del movimento della mente nello stesso modo in cui siete consapevoli del tramonto del sole” (Vimala Thakar).
Si diviene l’osservatore/testimone dei pensieri, delle emozioni, delle sensazioni senza nulla reprimere di queste esperienze, ma lasciando accadere.

 

Dove conduce questa pratica dell’essere sempre di più presenti e testimoni di ciò che accade dentro di noi? A essere nel presente innanzitutto e per questo a vivere, perché la vita accade solo nel presente. E da questa dimensione spazio-temporale sempre nuova possiamo intraprendere la via del ritorno verso la nostra natura originaria, verso la scoperta della vera natura della mente e la conoscenza intima e profonda di noi stessi, di quel sé essenziale nascosto all’interno della struttura protettiva dell’ego.

 

 Questo essere umano è un piccolo albergo.
 Ogni giorno un nuovo arrivo:
 una gioia, una depressione, una meschinità.
 Come un visitatore inaspettato giunge qualche
 momentanea consapevolezza
 dà il benvenuto e intrattiene tutti gli altri
 anche se essi sono una folla di dispiaceri,
 che violentemente scuotono la tua casa
 vuota dei suoi arredi.
 Malgrado tutto, onora ogni ospite,
 essa può mettere ordine e creare spazio
 per qualche nuova delizia.
 Il pensiero cupo, la vergogna, la malizia
 si incontrano alla porta ridendo
 e li invita ad entrare.
 Sii grato verso chiunque arrivi,
 perché ognuno è stato inviato
 come una guida dall’aldilà.

Jalaludin Rumi

 

 

Caterina Martucci

Medico, esperta in Medicina Cinese, impegnata nell'Educazione alla Salute dell'essere nel suo insieme di corpo, mente, spirito.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

www.lalungavitaterapie.it

 

Immagine: A. L. Rasmus - Fotolia.com 


 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 20:56 )