I suoni curativi erano considerati nel mondo classico e nel Medioevo un importante aiuto nella pratica medica. La terapia musicale ha accompagnato la storia della medicina anche con arricchimenti e influenze di altre culture, spesso molto lontane ed è descritta in diversi trattati dell’epoca. Oggi, con l’ausilio delle moderne tecnologie se ne studia l’effettiva efficacia in molte malattie (1).

 

Nel mondo antico, esistevano molte espressioni musicali legate a differenti circostanze, unite in una simbiosi di poesia, canto e musica, con voci e strumenti. Secondo la teoria musicale greca tramandata al Medioevo, in particolare da Boezio, ogni espressione musicale potrebbe indurre comportamenti diversi. Diversi generi di musica potrebbero influenzare lo stato d'animo e la sua facoltà volitiva: l’energetica produce atti di volontà, la snervante paralizza, mentre l’estatica produce uno stato di serenità.

La convinzione che l’uso di scale musicali diverse generasse differenti effetti psicologici rimase viva nella tradizione musicale occidentale durante il Medioevo e il Rinascimento. Questa attenzione dei medici per gli effetti della musica, fu profondamente influenzata anche dalla teoria umorale che, a quei tempi, considerava la salute un equilibrio dei fluidi del corpo.

Da questo punto di vista, una delle patologie più significative che permetteva di valutare l'importanza dell'uso terapeutico della musica era la malinconia, considerata conseguenza di un eccesso di bile nera (si veda il dipinto di Albrecht D?rer - Malinconia). Trattati di medicina dal Medioevo al Rinascimento consigliavano di curare la malinconia con l'ascolto della musica mettendo bene in guardia dall’utilizzare melodie inappropriate, che avrebbero potuto provocare effetti contrari.
La musica era considerata in grado di ripristinare l'equilibrio tra l'anima e le sue facoltà, grazie al suo grande potere emotivo.

In cerca di prove

Il ruolo della musica cambiò con l’avvento della nuova scienza positivista, basata sulla ricerca di testimonianze, riducendosi a mera gratificazione spirituale. Tuttavia, in tempi relativamente recenti, abbiamo assistito a una rivalutazione della componente musicale nelle terapie mediche. Negli Stati Uniti, per esempio, durante le due guerre mondiali, la musica è stata usata negli ospedali per migliorare la terapia di traumi e ferite con un approccio sia attivo (suonando), sia passivo (di ascolto).
Studi hanno analizzato la relazione tra la fisica del suono e il sistema psiconeuroimmunoendocrinologico, cercando di indagare i metodi di utilizzo, i sistemi di valutazione, le applicazioni nel campo della terapia, della prevenzione e della riabilitazione (1).
 
È stato ampiamente studiato il controllo del dolore cronico da cancro attraverso la musica (2). La musicoterapia è estremamente benefica nei pazienti oncologici, il suo effetto è stato dimostrato nella riduzione del dolore, per promuovere il benessere nella vita quotidiana e per aumentare il senso di controllo (3).
La musica diminuisce l'ansia, riduce i sintomi psicologici e fisici e aiuta ad aumentare le difese immunitarie (4).
In pazienti con infarto miocardico, le tecniche di rilassamento e la musicoterapia sono stati efficaci nel ridurre lo stress (5). In un'indagine, 80 pazienti sono stati assegnati in modo casuale a terapie con tecniche di rilassamento, musicoterapia, o al gruppo di controllo. I gruppi di tecniche di rilassamento e di musicoterapia hanno partecipato a tre sessioni della durata di 2 giorni. Lo stress è stato valutato attraverso le frequenze cardiache apicali, le temperature periferiche, le complicanze cardiache e i dati di valutazione qualitativa forniti dai pazienti.
I risultati hanno dimostrato che le frequenze cardiache rilevate dal polso apicale erano inferiori e le temperature periferiche erano superiori nei gruppi di rilassamento e musicoterapia rispetto al gruppo di controllo (6).
È stato studiato anche il rapporto tra malattia coronarica e la riduzione di stati di ansia. In uno studio eseguito in una clinica privata, 45 pazienti con infarto miocardico sono stati sottoposti all’ascolto di musica rilassante per 20 minuti. Dopo aver stabilito i parametri fisiologici di base, ciascun paziente è stato sottoposto al monitoraggio pressorio delle 24 ore (Holter) e ha completato il questionario per l’autovalutazione dell’ansia (STAI, state- trait anxiety inventory).
I risultati hanno confermato nei pazienti riduzioni significative della richiesta miocardica di ossigeno, della frequenza cardiaca, respiratoria e dell’ansia, sia al termine dell’ascolto sia un'ora più tardi (7). 

Un approccio critico al trionfalismo scientifico del XX secolo

Questi studi rientrano nell’approccio critico alla medicina attuale come reazione al trionfalismo scientifico del XX secolo. L'iper-specializzazione e il sempre maggiore uso delle tecnologie hanno progressivamente ridotto la possibilità di un buon rapporto medico-paziente. La medicina clinica, basata sulla conoscenza scientifica, sulla tecnologia, sul problem-solving e sul decision making, lascia poco spazio al rapporto tra esseri umani fatti di corpo e apparati biologici, ma anche di emozioni, sensazioni, aspettative e paure.
Dal punto di vista del rapporto umano, l’attuale modello di medicina è risultato poco adeguato di fronte alla transazione epidemiologica, nel momento in cui le malattie acute e infettive sono state superate da patologie croniche e degenerative dovute anche al progressivo invecchiamento della popolazione. Capita così che i pazienti si ritengano poco soddisfatti del sistema sanitario iper-specializzato e, sovente, si rivolgano ad altri tipi di medicina e a figure terapeutiche più amorevoli.

La ri-umanizzazione della medicina

La ri-umanizzazione della medicina è diventata una necessità primaria. Infatti, nel 1980 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha indicato un diverso concetto di salute e cura, che sottolinea la componente sociale e soggettiva  del benessere.
Il modello biomedico di medicina deve essere trasformato in un modello biopsicosociale, per indurre l’attenzione del medico, oltre che agli aspetti biologici della malattia, alle sue caratteristiche sociali, comportamentali e psicologiche.
In questo modo, non ci si deve limitare a curare un paziente con il solo trattamento medico, ma occorre prendersi cura della persona, con particolare attenzione al rapporto interpersonale, alla governance delle istituzioni sanitarie, ai problemi della ricerca e all'educazione degli operatori sanitari.
La nuova umanizzazione della medicina prevede l’insegnamento di strumenti trasversali utili per la comprensione e la cura, che forniscono l'addestramento all'uso del senso critico, un approccio comparativo e, al tempo stesso, empatico.

EBM e NBM dovrebbero collaborare

Queste applicazioni non devono essere considerate contrarie all’attuale medicina: la Narrative Based Medicine (NBM) non si contrappone all’Evidence Based Medicine (EBM). È un dato di fatto che l’EBM riduce l'incertezza nella conoscenza, nella diagnosi e nella terapia. La NBM aiuta invece a migliorare il rapporto tra le persone.
In questo contesto, arte, letteratura, cinema e musica possono giocare un ruolo importante nella pratica terapeutica, grazie anche alla possibilità di verificarne i benefici con prove scientifiche oltre alla loro potenzialità di conforto. 
   

Donatella Lippi
Storia della Medicina, Dipartimento di Anatomia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze.
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Paolo Roberti di Sarsina
Esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità. 
Presidente dell'Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS.
Osservatorio e Metodi per la Salute, Università di Milano-Bicocca. 
www.medicinacentratasullapersona.org

John Patrick D’Elios
Storia della Medicina, Dipartimento di Anatomia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze.
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Immagine styleuneed - Fotolia.com 

 

BIBLIOGRAFIA

1. D. Lippi, P. Roberti di Sarsina, J. P. D’Elios. Music and medicine. Journal of Multidisciplinary Healthcare 2010:3 137–141.
2. Aldridge D. Music therapy research 1: a review of the medical research literature within a general context of music therapy research. Arts Psychother. 1993;20(1):11–35.
3. Beck S. The therapeutic use of music for cancer-related pain. Oncol Nurs Forum. 1991;18(8):1327–1337.
4. Hirsch S, Meckes D. Treatment of the whole person: incorporating emergent perspectives in collaborative medicine, empowerment, and music therapy. J Psychosoc Oncol. 2000;18(2):65–77.
5. Guzzetta C. Effects of relaxation and music therapy on patients in a coronary care unit with presumptive acute myocardial infarction. Heart Lung. 1989;18(6):609–616.
6. Stuckey H, Nobel J. The connection between art, healing, and public health: a review of current literature. Am J Public Health. 2010;100(2):254–263.
7. White J. Effects of relaxing music on cardiac autonomic balance and anxiety after acute myocardial infarction. Am J Crit Care. 1999;8(4):220–230.

 

 Leggi l'articolo originale:

D. Lippi, P. Roberti di Sarsina, J. P. D'Elios. Music and Medicine.
Journal of Multidisciplinary Healthcare 2010:3 137–141
http://www.dovepress.com/music-and-medicine-peer-reviewed-article-JMDH  

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 15:27 )