Ogni grande trauma provoca una spaccatura interna, tra il prima e il dopo, due universi che, finché non vengono reintegrati, impediscono l’evolvere di un progetto esistenziale che tenga conto delle perdite e dei nuovi eventuali limiti. Lo psicologo dell’emergenza è il primo a dover avere la convinzione che la sofferta, ma consapevole, accettazione delle perdite e dei limiti può spalancare la potenzialità di crescita su altri fronti e motivare l’esplorazione di nuove frontiere verso le quali non avremmo mai orientato lo sguardo. 

La realtà in Italia

L’Italia è una terra molto esposta alle calamità naturali: terremoti, alluvioni, valanghe, incendi, senza dimenticare gli attentati terroristici subiti, tragedie provocate dall’uomo stesso. Per far fronte alle situazioni di emergenza, è stato istituito il Dipartimento della Protezione Civile (legge n°225/92) che si serve di tutte le istituzioni dello Stato e di un grande numero di volontari. La Protezione Civile ha inserito gli psicologi dell’emergenza nelle équipe di soccorritori. La Federazione Italiana di Psicologi per i Popoli, interviene nelle situazioni di calamità e di emergenze quotidiane.

 

Il ruolo dello psicologo dell’emergenza

È particolarmente importante perché è vicino ai bisogni essenziali delle vittime che, in quei momenti, devono far appello a tutte le proprie risorse per fronteggiare una lacerazione esistenziale, cercando spiegazioni a ciò che appare incomprensibile e inaccettabile.
Il primo intervento terapeutico elettivo nei momenti di emergenza riguarda il sostegno delle capacità naturali dell’individuo. La persona traumatizzata non dovrebbe essere a priori considerata come “malata”, ma portatrice di un elevatissimo livello di sofferenza e di dolore, assolutamente adeguati alla situazione. Va quindi assistita e aiutata a fronteggiare l’evento luttuoso, evitando nell’immediato interventi invasivi e inopportuni.
Una risposta semplice, ma competente e professionale, ai primi bisogni essenziali e pratici delle vittime può, da sola, avviare la persona a una elaborazione autonoma, difficile ma sana o, al contrario, predisporre le condizioni per la presa in carico terapeutica.
Compito dello psicoterapeuta, è proteggere, assistere, sostenere e guidare la persona in una zona simbolicamente “franca” e “sicura”, così come il primo compito del soccorritore nei contesti di emergenza è mettere in sicurezza il singolo individuo o la comunità stessa.

 

Un intervento di tipo psicosociale

Nei contesti di emergenza i bisogni dei singoli si intrecciano con i bisogni della comunità e diviene fondamentale favorire l’attivazione del sistema sociale e delle relazioni significative, facilitando il contatto tra le persone che già si conoscono o semplicemente si riconoscono come appartenenti alla stessa comunità, per un normale scambio di aiuti e di assistenza. Uno dei meccanismi naturali di auto-protezione più efficace è infatti il sistema di attaccamento. Ogni persona ha necessità di avere legami significativi per sentirsi bene e per non perdere il senso dell’integrità del sé.
Nelle situazioni di emergenza l’intervento psicosociale acquisisce un significato fondamentale e imprescindibile poiché gli aspetti sociali e relazionali, intesi nel senso più profondo ed esteso del termine, diventano essenziali alla sopravvivenza.
È importante aiutare le persone a riappropriarsi della loro dignità, delle responsabilità e dell’autonomia decisionale, a superare oltre al profondo choc generato dalla tragedia, anche il disorientamento provocato dai numerosi soccorritori, persone sconosciute, che improvvisamente invadono il loro spazio vitale.

 

Tempestività dell’intervento

La tempestività dell’intervento psicologico è fondamentale. È noto che ogni grande trauma provoca una spaccatura interna, tra il prima e il dopo, creando due universi distinti che devono essere reintegrati per promuovere l’evolvere di un nuovo progetto esistenziale. Questo progetto deve tenere conto delle perdite e dei limiti, ma anche delle nuove opportunità. In questo senso, il momento del trauma può essere considerato un inizio, l’inizio di una nuova vita che non sarà mai più uguale a quella di prima. Così come un seme di grano contiene già in sé la spiga che verrà, il modo in cui vengono vissuti i primi momenti successivi a un evento traumatico può tracciare la storia di una vita futura.
L’atteggiamento dello psicologo soccorritore è essenziale fin dai primi momenti: il suo compito è di identificare, sostenere e attivare le risorse personali scegliendo le modalità relazionali più empatiche ed efficaci per entrare in contatto con le persone traumatizzate.
La sperimentazione di relazioni valide e rassicuranti determina, nelle persone colpite da un trauma, una riduzione dei sentimenti negativi, di paura, di tristezza e di colpa. Tuttavia, qualora nel corso delle prime fasi dell’intervento non si riescano a ricondurre all’equilibrio tutti i parametri neurofisiologici sottesi alla reazione d’allarme, sarà necessario un aiuto terapeutico specifico.
A tale scopo consideriamo utile il processo di mentalizzazione, ovvero la presa di coscienza profonda dell’accaduto e della nuova situazione generata dal cambiamento subito. La mentalizzazione dell’esperienza avviene attraverso il coinvolgimento delle funzioni corticali superiori che, per quanto possibile, vanno conservate integre, evitando l’alienazione da tecniche di oblio emozionale o l’invasività di un controllo esterno, come può essere un farmaco.

Diverso è il discorso per gli individui più a rischio, le persone che hanno avuto un grado più elevato di esposizione al disastro, che hanno assistito a orrori o corso un rischio diretto per la propria incolumità fisica, rimanendo sottoposti a paure intense e prolungate. Sono altresì a maggior rischio tutti gli individui con una personalità meno strutturata o con fragilità pregresse, precedenti al trauma.
Queste informazioni possono costituire per lo psicologo soccorritore elementi predittivi di gravità e permettere di rivolgere a queste persone una particolare attenzione e cura, in quanto sono quelle che tenderanno a sviluppare forme di sofferenza più severe e persistenti, veri e propri disturbi post traumatici da stress (PTSD, post-traumatic stress disorder), o disturbi di tipo dissociativo. Queste forme cliniche possono trovare giovamento se trattate con psicoterapia supportata da terapia psicofarmacologica.

 

Il sistema di auto protezione umano

Tutti sappiamo che l’uomo è naturalmente dotato di un complesso sistema di auto protezione per rispondere a eventi che ne minano la sopravvivenza e la maggior parte delle persone colpite da un grave trauma riesce a reagire efficacemente con le proprie risorse personali (solo il 7,8% della popolazione colpita sviluppa un PTSD).
Dunque è importante focalizzare l’attenzione non sui deficit ma sulle autonomie residue, in modo da rafforzarle e incoraggiarle, aiutando la persona colpita a trasformare la crisi in un’opportunità di evoluzione.

 

Resilienza

Concludiamo con un accenno ottimista e costruttivo al concetto di resilienza, cioè la capacità che hanno, o possono acquisire, molte persone che, nonostante i traumi e le avversità subite, riescono a resistere e a riorganizzare positivamente la loro vita. La letteratura riporta non pochi casi nei quali l’esperienza traumatica ha promosso una ridefinizione dei valori e degli obiettivi, un nuovo ordine personale tra gli affetti, i pensieri, i comportamenti e una nuova e appagante percezione di sé.
In questi casi le vittime tendono a rielaborare i grandi traumi subiti attraverso il processo di interiorizzazione del cambiamento e una elaborazione costruttiva della proiezione di sé nel futuro, paragonabile a quello esperito da individui sottoposti a livelli di stress più ridotti e benigni.

Appare importante che, concluse le prime fasi dell’emergenza, le vittime possano disporre di un ulteriore aiuto nella ricostruzione delle loro esistenze, avvalendosi di professionisti di diverse discipline per far fronte alle difficoltà nei diversi ambiti di vita.
L’aiuto è mirato a sostenere la ripresa della vita affrontando le difficoltà con le necessarie competenze per facilitare la ricomposizione del sé.
 

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Laura Borgialli
Psicologa e psicoterapeuta
Member of the European Association of Psychotherapy

Donatella Galliano
Psicologa e psicoterapeuta
Associazione di Psicologia dell’Emergenza
Psicologi per i Popoli – Cuneo
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www.psicologiperipopoli-cuneo.it 



Immagine: O. Martin - Fotolia.com

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 04 Novembre 2012 15:40 )