“Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento"
Henri Cartier Bresson

 

 

 

Macchine fotografiche digitali e obiettivi montati su telefoni cellulari, hanno reso ancora più impellente il bisogno di “fermare l’attimo”. Che si tratti di semplici e immediate snapshot, o travagliate e costruite opere d’arte, le fotografie sono sempre più parte della nostra vita, rivelano i nostri tempi e, a chi lo sa interpretare, il nostro inconscio.

 

Cosa vede lo psicologo in un’opera d’arte …

Quando si trova a dover analizzare l’arte nelle sue diverse forme e sfaccettature, aldilà di una valutazione critica di ordine estetico che esula dalle sue competenze, lo psicologo considera l’impatto emotivo del prodotto artistico e quanto esso parli sia dell’artista, sia della sua epoca storica.

Secondo Aniela Jaffè: “L’artista è stato, in ogni tempo, lo strumento rivelatore dello spirito della propria epoca. Solo in parte, infatti, è possibile interpretare e comprendere la sua opera in termini della sua psicologia individuale. Consciamente o inconsciamente l’artista dà forma ai caratteri e ai valori tipici del suo tempo e resta, a sua volta, condizionato e formato da questi”.

L’artista, quindi, attraverso le sue opere non solo esprime le proprie visioni interiori, ma comunica le sofferenze e gli stati d’animo del suo tempo e, in questo modo, l’opera d’arte diventa uno specchio per i suoi fruitori, a prescindere dal commento estetico che se ne formula, in quanto anche i commenti negativi nascono da una risonanza emotiva che l’opera ha indotto nell’osservatore. L’opera d’arte, quindi, può essere descritta come una sorta di ponte tra mondo interiore ed esteriore.

Da psicologa, quello che mi ha sempre affascinato dell’arte è il modo di penetrare negli strati più sotterranei della personalità di ognuno e di connettersi con queste parti profonde e nascoste, dando la possibilità di conoscerci in modo diverso e di emozionarci in positivo o in negativo.

… e in una fotografia

Questo discorso generale fatto per l’arte, può essere applicato alla fotografia. La fotografia è talvolta considerata, ingiustamente, arte “minore”, perché legata a un potente mezzo tecnologico quale è la macchina fotografica ma, proprio per questo motivo, è ancora di più figlia del suo periodo storico, impregnato di tecnologia digitale. 

Come riconoscere l’espressione artistica in una fotografia

Secondo Herbert Kϋhn si possono distinguere due modi dell’espressione artistica: lo stile “sensitivo”, ossia riguardante una riproduzione diretta della natura, e lo stile “immaginativo”, che, presenta, invece una fantasia o un’esperienza propria dell’artista, secondo moduli espressivi “irreali”, talvolta di tipo onirico o addirittura “astratti”.

La fotografia sembra appartenere a entrambi: da un lato rappresenta in modo diretto la natura, sempre considerando il punto di vista del fotografo e la risonanza del suo mondo interiore sulla foto prodotta; e, dall’altro lato, soprattutto grazie alle moderne tecniche di manipolazione digitale, si esprime attraverso moduli onirici, astratti, simili ai quadri di arte moderna e contemporanea.

Centinaia di fotografie scattate

Con la fotografia l’uomo risponde al suo profondo bisogno di fermare l’attimo fuggente. Questo  assume dignità di arte nelle fotografie, per esempio, di Henri Cartier Bresson o di Werner Bischof, i quali, attraverso le loro foto hanno comunicato e continuano a trasmettere emozioni, colpendoci non solo a livello cosciente, ma anche e, soprattutto, a livello inconscio.

La fotografia, nella moderna era del digitale, si è sempre più integrata nelle nostre vite. Oggi la quasi totalità delle persone possiede una macchinetta fotografica digitale o, in ogni caso, ha un obiettivo fotografico installato nel cellulare. In questo modo, diventano sempre di più i momenti della propria vita fermati su una foto e inscatolati nei ricordi.

La fotografia è strumento importante in psicologia

La fotografia, come qualsiasi altra forma d’arte, ha insito in sé un potere catartico. Una fotografia, che si tratti di un’opera d’arte o meno, può entrare in risonanza con il nostro mondo interiore e può scuoterci. Ogni fotografia può assumere significati diversi agli occhi dell’osservatore, che proietta su di essa la propria interiorità e i propri vissuti, e può trasformarsi in una sorta di medium, di ponte tra l’interno e l’esterno, l’inconscio e la coscienza.

Le fotografie sono un mezzo di conoscenza di sé e, in tale accezione, possono essere utilizzate nei processi terapeutici. Sia che le si produca, sia che semplicemente le si osservi, attraverso le fotografie possiamo dar voce al nostro mondo interiore, molto spesso difficile da esprimere con la comunicazione verbale.

Nello studio del processo di crescita e di maturazione della persona, assumono particolare rilevanza le foto di famiglia, testimoni del percorso di vita del soggetto e delle dinamiche familiari.

Lo psicologo non deve sottovalutare la potenza di questo strumento, fonte di informazioni e, soprattutto, foriero di possibilità di evoluzione. Occorre essere in grado di accoglierlo e di interpretarlo, rispettando i tempi del paziente, la sua interiorità e il suo modo di esprimerla.

 

Floriana Di Giorgio
È psicologa esperta in psicodiagnosi e psicologia giuridica.
Ha iniziato a interessarsi del rapporto tra fotografia e psicologia casualmente,
per curiosità, rendendosi conto subito di quanto fosse terapeutica e così
è nata l’avventura, o meglio, la passione che si è unita al lavoro.
Non è fotografa professionale, ma la fotografia fa parte della sua vita
sin da quanto era bambina: le pellicole, la camera oscura, le foto in bianco e nero
l’hanno sempre affascinata e, con il padre fotografo, faceva foto. 
Non ha nozioni tecniche, se non qualcuna di derivazione paterna,
e ha sempre fotografato d'impatto. 

Immagini:
Parigi, 1923 - Henri Cartier Bresson
Mercury - Werner Bischof


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http://fotografiaepsicologia.wordpress.com/

 

 

 

 

 

 

 

 

Letture consigliate  

Linda Berman. La fototerapia in psicologia clinica. Edizioni Erickson. Trento, 1993.
Carlo Riggi. L’esuberanza dell’ombra. Riflessioni su fotografia e psicanalisi. Edizioni Le nuvole. Cosenza, 2008.
Carl Gustav Jung. L’uomo e i suoi simboli. TEA. Milano, 2004.
Henri Cartier Bresson. L’immaginario dal vero. Abscondita. Milano, 2005.
http://www.wernerbischof.com/ (per informazioni e foto di Werner Bischof)


 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 13 Aprile 2012 08:13 )