Training autogeno...Una metodica psicologica, tra “Occidente” e “Oriente”, che permette di padroneggiare strutture e funzioni sensoriali per raggiungere uno stato di rilassamento profondo e, da qui, migliorare il benessere psicofisico. …

Oggi sempre più si parla di prevenzione in campo medico e sanitario soprattutto per quanto riguarda il potenziamento dell’apparato immunitario. Sono ormai note le strette connessioni fra l’insorgenza della malattia e l’inadeguatezza delle difese. Ma una buona medicina preventiva deve basarsi anche su una buona dose di psicologia in quanto, migliorando le condizioni psichiche, vengono potenziate le difese: è questo uno degli assunti di base della psico-somatica.

 

 

Occidente e Oriente

Una metodica psicologica in grado di far crescere le difese dall’interno dell’organismo globalmente inteso, nella prospettiva di una “immunologia olistica”, è la tecnica del Training  Autogeno (TA), una tecnica occidentale scientifica che dell’antico Oriente ha raccolto il filosofico e saggio insegnamento alla calma, una calma interiore profonda che permette al sempre più teso e distressato odierno essere umano di recuperare molte energie perse e di sfruttare risorse interiori ignorate da una quotidianità sempre più superficiale. Nell’approccio conoscitivo al mondo che ci circonda, l’Occidente si è appropriato quasi unicamente della modalità logico-razionale (e quindi legata esclusivamente al Conscio) dell’emisfero cerebrale sinistro, lasciando alla tradizione orientale la modalità più intuitiva (legata ai profondi e infiniti meandri dell’Inconscio). L’esempio più significativo di quest’ultima modalità lo troviamo nel buddhismo zen, laddove l’arciere, con gli occhi chiusi, affidandosi soltanto alla sua vista interiore, deve colpire il bersaglio. E ci riesce … Il TA risulta ampiamente “orientale” come mentalità della libera e leggera fluttuazione cognitivo-emozionale, ma sicuramente “occidentale” nella pragmatica esecuzione tecnica. 

 

Metodo globale

Tutt’altro che semplice, tutt’altro che banale: nonostante le apparenze derivanti da una lettura affrettata, il TA si configura (agli occhi dello specialista) come complessa strumentazione che richiede al paziente un impegno in termini di comprensione e al terapeuta una rilevante competenza.
È un metodo globale, spontaneo in quanto “autogeno” e quindi generato dal di dentro, in grado di catalizzare sinergicamente psiche e cervello, ghiandole interne e difese. Non è iatrogeno ed è privo di sostanziali effetti negativi collaterali, in quanto morbida tecnica auto-ipnotica.  Si presenta a largo spettro, cioè con ampio raggio d’azione, tanto terapeutica quanto preventiva (e quindi immunitaria): tante indicazioni e quasi nessuna controindicazione.  Per l’uomo occidentale contemporaneo, sempre più frantumato e incerto, divorato dalla fretta e  corroso dalla superficialità, sempre più povero di guide e di valori, appiattito in una azione spesso priva di senso esistenziale, l’immersione nella calma profonda della propria psiche (preventivamente appresa  attraverso opportuno allenamento mentale) può significare non soltanto uno strumento clinico (diagnosi e cura per una vasta tipologia patologica) ma anche la scoperta di una propria e inconsapevole guida interiore.
Risulta chiara la sintesi creativa fra Oriente e Occidente. Alle origini, alle fonti del TA stanno lo yoga, il buddhismo e lo zen: in particolare l’esperienza della vacuità, cioè il vivere quel particolarissimo stato di coscienza della non-mente, del non-oggetto, del non-Sé, modalità queste che vengono ampiamente sfruttate nel processo di neutralizzazione terapeutica (Suzuki, 1958; Luthe e Schultz, 1969-1973). Questa avanzata e specialistica forma di psicosomatica clinica affonda le proprie radici in una sapienza di base a carattere pre-scientifico.
In altre parole, il sintomo, la malattia, il dolore, il problema, possono venire depotenziati e annullati in virtù di una capacità auto-suggestiva di tipo immaginativo-visualizzativo.

 

 

 

Cura e guida

Il TA racchiude in sé molteplici esperienze finalizzate tanto alla “cura” quanto alla “guida”.
Ciò  lo rende un metodo ampiamente articolato. Messo a punto un secolo fa da Johann Heinrich Schultz (1966) nella base somatico-immaginativa della autodistensione concentrativa e ipnotica, il TA nel corso del tempo si è ampliato e approfondito anche nel ciclo analitico e nel ciclo meditativo (Wallnöfer, 1979; Peresson, 1984-1987; Gerardi, 1990).
La radice indoeuropea “med” che è inserita nel termine “medicina” significa pensare e riflettere, per cui non è un caso che il TA confluisca nel generale alveo della “meditazione”.
Inoltre, la scoperta da parte della psico-neuro-endocrino-immunologia che esiste un secondo cervello (Gershon, 1998), il cervello enterico dotato di un proprio sistema nervoso autonomo rispetto al cervello encefalico, permette di sottolineare come il TA sia in grado di gestire al tempo stesso i due cervelli: quello cranico, attraverso il controllo dei pensieri errati-negativi, e quello gastroenterico, attraverso il controllo delle emozioni profonde-primitive mediante l’esercizio del plesso solare.
Ad esempio, la formula ipnotica “Il plesso solare irradia calore” costituisce la base di partenza per sfruttare la capacità “inconscia” dell’organismo vivente di percepire-sentire, in modo intuitivo e profondo (per l’appunto “pensare con la pancia”), il proprio malessere/benessere: è questa una azione cognitiva e volitiva tipica di un cervello viscerale, grezzo ma non per questo privo di finezze diagnostiche e curative, difensive e preventive.

 

Medicare-meditare  

In conclusione, medicare-meditare con il Training Autogeno vuol dire apprendere come padroneggiare strutture e funzioni sensoriali (sia del soma sia della psiche, sia sensoriali esterne sia cenestesiche) per canalizzare la consapevolezza su se stessi, dirigendo la percezione verso l’interno per realizzare uno stato di rilassamento profondo e, da questo, pervenire a induzioni ipnotiche a scopo clinico-terapeutico.

 

  

Elena Gerardi

Psicologa e Psicoterapeuta

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web: www.anthropos1987.org

 

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Bibliografia

Gerardi E. Training autogeno e salute. Fra Oriente e Occidente una via verso il benessere. (Con audiocassetta).Cuneo: Edizioni L'Arciere, 1990.

Gershon M. D. The second brain: a groundbreaking new understanding of nervous disorders of the stomach and intestine. New York: Michael D. Gershon, 1998. (Trad. it. Il secondo cervello. Torino: UTET, 2006). Luthe W., & Schultz J.H. Autogenic therapy. 6 volumes. New York-London: Grune and Stratton, 1969-1973.

Peresson L. Trattato di psicoterapia autogena. (5 volumi). Padova: Edizioni CISSPAT, 1984-1987.

Schultz J.H. Das Autogene Training. Konzentrative Selbstentspannung. Stuttgart: Thieme Verlag, 1966. (Trad. it. Il training autogeno. Metodo di autodistensione da concentrazione psichica. Milano: Feltrinelli. Vol. I: Esercizi inferiori, 1968. Vol. II: Esercizi superiori. Teoria del metodo, 1971).

Suzuki D.T. The Zen doctrine of no-mind. London: Rider and Co.,1958. (Trad. it. La dottrina Zen del vuoto mentale. Roma: Astrolabio-Ubaldini, 1968). Wallnöfer H. Autogenes Training. Wien: Mannheim-Böhringer, 1979.

 

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 14:17 )