Sono sorprendenti i casi di malattie che traggono beneficio da sostanze placebo. Il "nulla che cura" non agisce solo grazie a interferenze psicologiche, ma ci sono motivi più profondi, legati a cause organiche.

Il placebo è una preparazione farmaceutica priva di sostanze attive utilizzata nella sperimentazione clinica.

La sperimentazione clinica dei farmaci può avvenire con due modalità:

In cieco: a un gruppo di pazienti viene somministrata la sostanza farmacologica da valutare, e a un altro gruppo una sostanza inerte, a loro insaputa, poi si valutano le risposte cliniche.

In doppio cieco: onde eliminare il più possibile interferenze psicologiche, o anche finalistiche, da parte dei medici sperimentatori, neanche chi somministra materialmente la sostanza ne conosce il contenuto (sostanza attiva o inerte).

 

L'aspettativa più ovvia, fin dall'inizio delle sperimentazioni, era verso risultati nettamente favorevoli al farmaco sperimentale ma, contrariamente alle aspettative, anche i soggetti che assumevano placebo avevano delle risposte positive a volte anche alte (30/40%) o addirittura negative (nocebo).

Inizia così la lunga travagliata storia del placebo ancora oggi ampiamente discussa e studiata quasi come un enigma.

 

Per molti anni "il nulla che cura" fu deriso dai farmacologi sperimentatori ma poi, data la frequenza e l’intensità di questa interferenza, si cominciò a studiare le basi neuronali dell’effetto senza più ricorrere ai fattori emotivi quali l’ambiente ospedaliero, il carisma del medico, l’autosuggestione, ecc. Tant'è che si è dimostrato, con le recenti tecniche di imaging cerebrale, che l’assunzione di placebo attiva alcune aree e ne disattiva altre, quasi esattamente come il farmaco omologo.
La mole di studi e di lavori sull'argomento, più o meno sperimentali, è diventata enorme ed è quasi impossibile districarsi in tutti quei dati, per cui conviene attenersi a parametri sicuri. 

Il placebo agisce in tutte le forme morbose?

Questa è la prima domanda da porsi, e la risposta è: NO.

Il placebo agisce in percentuali alte:

Emicrania: i placebo hanno un’azione quasi pari ai farmaci più recenti, i triptani, ma presentano anche gli stessi effetti negativi: anoressia, deficit della memoria, astenia.

Insonnia: è stata la prima studiata empiricamente e con effetti sorprendenti: placebo versus benzodiazepine con effetto quasi paritario.

Effetti nell'asma

Per quanto riguarda l'asma riporto un recentissimo studio dell’Università di Boston che a tale riguardo è illuminante.

Quaranta pazienti affetti da asma sono stati suddivisi in 4 gruppi:

1° gruppo: somministrato albuterolo, vero farmaco broncodilatatore.

2° gruppo: inalazione di acqua distillata.

3° gruppo: eseguita una finta agopuntura.

4° gruppo: nessun trattamento.

I pazienti dei primi 3 gruppi riferiscono di respirare meglio, quasi allo stesso modo, mentre il 4° gruppo, giustamente, non è migliorato.

Che cosa dedurne? Che il farmaco non è efficace perché assimilabile all’acqua fresca? Oppure che l’effetto placebo nell’asma (psicogena?) è potente?

Ma la sperimentazione è andata più a fondo misurando con la spirometria lo spasmo bronchiale, tipico della crisi asmatica, prima e dopo il trattamento. E qui cambia tutto:
il farmaco (1° gruppo) provoca una netta bronco dilatazione;
i due placebo (2° e 3° gruppo) non ottengono nessun cambiamento bronchiale.
Dunque, come mai i pazienti riferiscono di sentirsi meglio e respirare bene?

Gli autori concludono con l'afferamzione che i pazienti sono inaffidabili (per quanto riguarda l'effetto placebo), ma altri sostengono che, in definitiva, è più importante il dato soggettivo (non mi manca più il fiato) che il dato oggettivo (perdura il broncospasmo).

Malattie che traggono beneficio dal placebo

L’elenco delle malattie che traggono beneficio dall’effetto placebo è attualmente molto lungo e in continua evoluzione:
sintomatologie dolorose di vario tipo,
colon irritabile,
stati di depressione con ansia sociale,
fino ad arrivre agli attacchi di panico. 

Nella Clinica Neurologica dell’Università di Torino si sta, addirittura, studiandone l’applicazione nella terapia del morbo di Parkinson, infatti, pare che il trattamento con iniezioni di acqua distillata riduca l’andatura paretico-spastica, tipica della malattia.

Possiamo evidenziare che si tratta di tutte patologie neurogene dove, probabilmente, il placebo gioca in casa, poiché quasi sicuramente la chiave di volta del mistero placebo sta nel cervello, proprio là dove l’interazione psiche/soma diventa pregnante.

Malattie in cui l'effetto placebo è nullo

Vediamo per contro che in molte altre patologie l’effetto placebo è praticamente nullo:
diabete mellito,
gotta,
dislipidemie,
processi infiammatori acuti,
dove, invece, gli ipoglicemizzanti orali (l’allopurinolo, le statine e gli antibiotici) sono determinanti.
Sarebbe come dire che le malattie che non hanno un aggancio cerebrale non risentano di questo effetto che, quindi, si esplicherebbe solo tramite circuiti cerebrali.

I neuroni specchio

Poiché la bioetica in medicina sta imperando ci si pone una tipica domanda: ma è lecito somministrare una sostanza inerte facendola passare per un farmaco efficace ingannando così il paziente?
E ancora: un conto è dire che stiamo iniettando morfina e non acqua, come è in realtà, altro è dire che l’acqua gli farà passare il dolore. In definitiva, allora, l’effetto placebo è tutto basato su un inganno cerebrale senza il quale non si attua?

Attualmente un effetto placebo alla rovescia si ha con farmaci generici perfettamente uguali nel principio attivo e nel dosaggio a pillole con nomi di fantasia ma a costi inferiori. In tal caso molti pazienti riferiscono una efficacia scarsa o nulla se non, addirittura, contraria!

I neuropsichiatri definiscono bene questo meccanismo come un classico condizionamento psichico per cui anche uno stimolo neutro (compressa di amido) simile alla compressa del farmaco è sufficiente a riprodurre l’effetto desiderato (sonno, analgesia, ansiolisi).

Studi recenti avrebbero però trovato la causa organica di questo fenomeno: si tratterebbe dei neuroni specchio, vale a dire dei neuroni frontali specializzati nel copiare e riflettere, come uno specchio, appunto, la realtà esterna apparente. Ovvero, la pillola che assumo è identica a quella che mi farà dormire e quindi dormirò!

Gianni Baiotti
Già Primario di Medicina Interna, Ospedale Molinette di Torino.
Libero Docente in Semeiotica Medica.
Docente di Corsi di Umanizzazione della Medicina.
Docente di Cultura Medica all’UNITRE di Torino e di Collegno.
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Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Aprile 2012 16:14 )