Intervista ad Alessandra Conti, Direttore della Scuola di Sicurezza Alimentare di Torino

La sicurezza alimentare si basa su due presupposti importanti: “sicurezza del cibo” e “sicurezza nel cibo”. La Scuola di Sicurezza Alimentare, presso la Fondazione per le biotecnologie di Torino, è una palestra di approfondimento, alla ricerca di soluzioni innovative applicabili per migliorare la cultura dell’alimentazione e della salute.

Alcuni avvenimenti hanno portato in primo piano la sicurezza alimentare: i casi di “pesce mummificato”, “formaggi avariati-restaurati”, “latte da polveri”, “mozzarella blu”.

Sono eccezioni che confermano la regola di una generale buona qualità alimentare o carenze nelle strutture di controllo? Cosa temere, quali armi per difenderci, come prevenire danni alla salute?

La nostra Scuola di Sicurezza Alimentare si rivolge a operatori qualificati che operano nel settore agroalimentare, nelle sue più ampie accezioni: dalla produzione alla distribuzione, alla consulenza e alla Pubblica Amministrazione.
La nostra attività vuole coinvolgere anche il settore medico, gli insegnanti, gli studenti e i consumatori con l’organizzazione di eventi, corsi, seminari e convegni per diffondere la cultura di un’alimentazione sana ed equilibrata, sensibilizzare alla percezione dei rischi derivanti dagli alimenti, enfatizzare l’importanza della trasparenza della filiera e aggiornare l’utenza sulle disposizioni dell’Unione Europea.

Questa iniziativa nasce nel 2006

Insieme ad alcuni colleghi agronomi abbiamo deciso di costituire una struttura che non fosse semplicemente una “scuola”, ma un luogo per offrire una opportunità di discussione e di approfondimento delle tematiche che interessano il consumo alimentare e le sue problematiche.

Una operatività a 360 gradi al servizio del consumatore e dell’impresa

Cerchiamo di creare eventi all’interno dei quali possano nascere idee e progetti. Coinvolgiamo aziende per approfondirne le esperienze e ricavarne skill nell’operatività di tutti i giorni e per verificare gli strumenti a disposizione della produzione per migliorarne controlli e garanzie.
Aziende grandi e piccole, anche del commercio, portatrici di esperienze anche negative che possano essere comunicate e discusse alla ricerca di soluzioni innovative.

La Scuola di Sicurezza Alimentare

è un comparto della “Fondazione per le Biotecnologie” di Torino dedicato alla formazione tecnico- scientifica in ambito agricolo e alimentare, nata a seguito della “nuova” politica agricola comunitaria che ha eliminato alcune direttive sull’igiene alimentare sostituendole con il cosiddetto “pacchetto igiene 2004” (Direttiva 2004/41 CE del Parlamento Europeo). A partire dal 1° gennaio 2006, gli operatori del settore si sono trovati a dover cambiare le prassi operative, per garantire la sicurezza igienica del prodotto in tutte le fasi della filiera, nel quadro di un nuovo rapporto con l’Autorità Pubblica di Controllo. È in questo ambito che si inserisce l’iniziativa di una “scuola” di approfondimento, studio e ricerca sulla sicurezza dell’alimentazione.
Ci rivolgiamo ai tecnici che operano giorno dopo giorno nel settore, che siano disponibili a comunicare le proprie esperienze, le difficoltà che incontrano nell’attuare le nuove disposizioni comunitarie e nell’aggiornamento; agli accademici che vogliono mettere a disposizione del mondo esterno all’Università gli studi per migliorare la qualità alimentare; siamo interessati alle nuove imprese, nate da spin-off in ambito universitario, che operano nelle nuove tecnologie e negli strumenti che possono essere utilizzati per migliorare la produzione degli alimenti.
I target di riferimento sono principalmente tecnici e laureati con qualifica di operatori del settore agroalimentare e agricolo, direttori di produzione, aziende agroalimentari e agricole, responsabili qualità di aziende alimentari e della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), consulenti aziendali coinvolti in attività di servizio e supporto alle aziende del settore e personale della Pubblica Amministrazione incaricato di attività di sorveglianza e ispezione nel settore agroalimentare.

Inoltre, formazione per insegnanti ed ECM

Siamo attenti anche al mondo della scuola: alcuni eventi, come già è avvenuto negli anni passati, vedono il coinvolgimento, come utenti, di insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo livello, e figure professionali previste dal sistema ECM (Educazione Continua in Medicina) del Ministero della Salute: medici, biologi, tecnici di laboratorio, dietisti, medici veterinari.

La Scuola dà un apporto decisivo alla cultura produttiva del territorio con il coinvolgimento delle piccole imprese per il miglioramento delle pratiche produttive

Dalla produzione di farine senza glutine, al miglioramento della shelf‑life del prodotto, agli imballaggi intelligenti, in breve a tutte le pratiche che contribuiscono al miglioramento della qualità del consumo affiancando anche specialisti che aggiornano sulla continua evoluzione del diritto alimentare comunitario.
La collaborazione con le altre organizzazioni regionali del settore non è sempre facile, a volte ci si scontra con personalismi, timori di sovrapposizione, chiusure che sono in contrasto con la volontà di dare la cooperazione più ampia possibile, in ogni ambito. Noi lavoriamo bene con il Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino e anche al di fuori della Regione Piemonte: dal 2006 abbiamo avuto molte opportunità di collaborazione dalla Regione Lombardia e dalla Regione Veneto, con cui abbiamo avviato attività comuni.

Gli strumenti possono essere determinanti

Uno strumento valido è l’ampia mailing list di operatori e specialisti del settore alimentare con cui posso collaborare e che mi agevola nel variare ogni anno l’offerta formativa in base alle nuove necessità dell’utenza.

 Innovare l’offerta formativa per essere sempre adeguati alle aspettative del target

Non mi piace ripetere iniziative, a meno che non sia reso necessario da grandi cambiamenti, per cui ogni anno cerco proposte nuove e diverse, per seguire l’innovazione e le mutazioni del settore, in continua evoluzione a livello regionale, nazionale e anche europeo. Durante un recente corso sulla shelf‑life dei prodotti, abbiamo avuto interessamento anche da parte del Politecnico di Torino. Oggi gli ingegneri hanno ampliato molto il loro campo di intervento e si stanno muovendo nel settore della ricerca, anche alimentare. Sono nuove opportunità che consentono di utilizzare fondi europei e i convegni, in questo ambito, possono originare notevoli stimoli operativi.

 Nell’alimentare il commercio può essere determinante

Cerco di coinvolgere anche la GDO, un canale distributivo importante che molti criticano ma che tutti cercano e che sta lavorando verso il miglioramento dell’offerta al consumo, anche se, a differenza di quanto avviene all’estero, da noi manca una consolidata cultura dell’assistenza al consumatore all’interno del punto di vendita. In Italia ci si basa ancora troppo sul “prezzo basso” e troppo poco sul “servizio”. In abito formativo si preferiscono gli aspetti gestionali e l’ottenimento di “pezzi di carta”, piuttosto che le conoscenze per un vero supporto al consumo. Sembrerà paradossale ma le organizzazioni minori della distribuzione locale, come CRAI e CONAD, sono molte volte più sensibili a questi problemi. Evidentemente hanno all’interno persone con maggior disponibilità alla crescita che sentono di più il legame con il territorio.

“Assistenza al consumatore” vuol dire anche informazioni interessanti per la salute

Certamente, per esempio, abbiamo analizzato i prodotti a marchio di alcune catene, che ci hanno fornito i capitolati di produzione, e ne è nato il sito www.trackall.it in cui chi soffre di allergie può verificare in quali prodotti alimentari sono presenti o meno allergeni che possono provocare reazioni. A questo progetto hanno collaborato la Rete Allergologica della Regione Piemonte, il Settore Microbiologia Agraria e Tecnologie Alimentari dell’Università di Torino, Themis srl, Novac Coop, Codè Crai e la Scuola di Sicurezza Alimentare.
Purtroppo mancano strumenti a basso costo che consentano di raggiungere il consumatore medio: il più delle volte il sito, da solo, non basta, occorrerebbero iniziative con maggiori sostegni economici. Poi c’è la naturale riservatezza delle imprese che temono di essere coinvolte in attività impegnative e costose. E così, talvolta, le buone iniziative possono essere vanificate.
Il Progetto Track-all potrebbe essere di supporto a tutte quelle aziende che scrivono sulle confezioni “Può contenere tracce di …” mettendo in allarme il consumatore e che, con poche analisi e semplici controlli sui processi, potrebbero evitare di scriverlo: stiamo parlando della maggioranza delle imprese alimentari. Sono questi gli argomenti che potrebbero essere alla base di attività ragionate. Molte volte le etichette non tengono conto della realtà aziendale, ma vengono scritte per evitare possibili danni, anche se l’azienda non corre rischi.

La carenza nella differenziazione qualitativa del prodotto fa sì che, alla fine, anche chi ha prodotti di qualità migliore venga condizionato nel prezzo da chi ha una qualità inferiore: nel latte, ad esempio

A volte i prodotti a marchio commerciale sono più controllati di quelli a marca nazionale: in questo la GDO è molto attenta ed è in grado, collaborando, di far crescere le aziende fornitrici. A mio avviso occorre rivedere la politica dei marchi di qualità, ce ne sono in eccedenza. Sono aspetti problematici che derivano dalle norme attuali. Per non parlare dei marchi collettivi: occorre introdurre sistemi di tracciabilità che consentano di identificare con certezza la qualità e la correttezza del prodotto.
Un altro discorso è quello della provenienza delle materie prime: sarebbe un grave errore demonizzare un prodotto solo perché arriva dall’estero. Ogni paese, ogni area, ha delle potenzialità produttive e qualitative proprie: ciò che importa, per la sicurezza del consumo, sono i controlli; punto in cui, però, siamo carenti.
In Italia operano 14 organi di controllo sulle importazioni con confusione di scopi e metodi di lavoro. La sovrapposizione di competenze rende difficile la comprensione per cui si fatica a percepire quali siano i rispettivi campi di esplorazione e quanto siano accettabili alcuni metodi di analisi. Occorre un metodo il più possibile unico e certificato.

Dove trovare il programma degli eventi

La Scuola di Sicurezza Alimentare ha un sito dedicato, www.scuolasicurezzaalimentare.it nel quale sono inseriti tutti gli eventi in programmazione. Tutta l’attività formativa è certificata ISO 90001 e la maggior parte degli eventi, quando ritenuti consoni al relativo aggiornamento professionale, sono accreditati ECM, ossia rientrano nel programma di Educazione Continua in Medicina.
Sono molte le aree in cui siamo in grado di operare, il problema è trovare i contributi per organizzare eventi funzionali. Noi collaboriamo già con il Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino e con la Camera di Commercio cittadina, col Museo del Gusto di Frossasco, con l’Università e amplieremo ancora l’area delle collaborazioni.

Gli impegni del prossimo futuro

I temi che saranno affrontati in futuro riguardano la prevenzione di patologie e disfunzioni di origine alimentare attraverso percorsi di educazione alimentare a partire dal comparto scolastico; un sistema integrato agricoltura – alimento – ambiente che permetta il risparmio energetico nell’azienda agroalimentare; l’affermazione del concetto di GPP (Green Public Management) per l’acquisto di prodotti e servizi ambientalmente preferibili.
E poi sviluppare tecnologie che permettano il diffondersi del marchio comunitario ECOLABEL (Regolamento CE 66/2010) relativo alla produzione e al consumo sostenibili, cercando di creare dei sistemi che permettano di migliorare la qualità nell’erogazione dei servizi in modo da ridurre lo smaltimento dei rifiuti.
Permettere alle aziende agroalimentari di inserirsi nella realizzazione di modifiche e implementazioni dell’attività che emergano da fabbisogni del territorio attraverso l’utilizzo di crediti agevolati.
Porre attenzione al consumatore offrendo servizi di pubblica utilità che possano venire incontro a specifiche esigenze del territorio, oltre che creare sistemi che guidino il consumatore all’acquisto consapevole.

 

Fondazione per le biotecnologie
Scuola Sicurezza Alimentare

Viale Settimio Severo 63 - 10133 Torino
Tel. 011 6600187 – fax 011 6600708
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www.scuolasicurezzaalimentare.it


Progetto Track-all®
La tracciabilità che lascia il segno

www.trackall.it
 

 

 

 

 

Alessandra Conti
Direttore Scuola di Sicurezza Alimentare di Torino
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Federico Boario
Si occupa di cultura materiale e del territorio.
Fa parte del Direttivo della Conservatoria delle
Cucine Mediterranee del Nord Ovest.
È consulente Ires Piemonte.
Scrive su Beverage & Grocery Observer e altre testate di settore.
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Immagini: Renata Sedmakova - Fotolia.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 10 Marzo 2013 09:28 )