Il messaggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in tema di salute degli anziani recita “invecchiare è un privilegio e una meta della società”. Un argomento importante per la nostra qualità di vita dove, se da un lato per molte patologie conosciamo ormai le misure preventive, dall’altro dobbiamo fare i conti con i problemi che il vivere di oggi infligge alla nostra psiche.

Secondo la rivoluzione demografica in atto, se nel 2000, nel mondo si contavano circa 600 milioni di persone con più di 60 anni, nel 2025 se ne prevedono 1,2 miliardi e 2 miliardi nel 2050 (1). Inoltre, secondo il rapporto “Stato di salute e prestazioni sanitarie nella popolazione anziana – 2000” del Ministero della Salute, la popolazione anziana oggi in Italia determina il 37% dei ricoveri ospedalieri ordinari e il 49% delle giornate di degenza e dei relativi costi stimati (2).

Sebbene il rischio di malattie aumenti con l’età, i problemi di salute non sono una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Per molte patologie sono ormai note misure preventive efficaci come l’adozione di un sano stile di vita e le indagini cliniche per la diagnosi precoce che contribuiscono a migliorare la salute nella terza età, mentre il mantenimento di relazioni sociali e di una attività continuativa contribuiscono a contrastare i sintomi depressivi.

Terza Età ovvero invecchiamento, involuzione?

No, non c’è solo il negativo, c’è anche, e in notevole misura, il positivo. Il mondo occidentale avanzato presenta oggi una condizione di benessere materiale e spirituale mai prima d’ora realizzata per la terza età. Tuttavia, è innegabile che anche per la terza età si possano avere svariati tipi di difficoltà: dagli stati ansiosi alle crisi depressive, dal cattivo stress prodotto nella vita quotidiana alla vedovanza, dai conflitti con i vicini di casa agli inevitabili “acciacchi” che l’avanzare dell’età comporta, dalla solitudine alla sempre più diffusa indifferenza nei rapporti umani, dai problemi della coppia da anni chiusa in se stessa, e quindi emozionalmente impoverita, alle sempre più crescenti azioni di separazione e divorzio che portano i coniugi a rompere il legame anche in età più che “matura”.
Inoltre, di particolare rilevanza sono certi fenomeni che portano a crisi di identità, per cui si fa fatica nel cercare e trovare nuovi ruoli e nuove funzioni. Sono le conseguenze di eventi, di cambiamenti che non sempre vengono assorbiti e superati, per cui si perdono alcuni punti di riferimento: lo “shock da pensionamento”, tipicamente maschile; la sindrome da “nido svuotato”, ovvero il giusto ma sofferto allontanamento dei figli; la sindrome da “nido che non si svuota”, l’esagerata permanenza nella casa dei genitori da parte di figli che, anche a causa della crisi economica e del non riuscire a trovare lavoro, non riescono a “spiccare il volo”; la sindrome da “nido che si riempie di nuovo”, il ritorno a casa dei figli, ritorno non positivo perché separati/divorziati, con un conseguente duplice problema: sofferenza e fastidio.

Cosa si intende esattamente per “terza età”

Si possono fornire svariate definizioni. Dal punto di vista cronologico, cioè l’età espressa in numeri, la terza età riguarda le persone dai sessanta ai settantacinque anni. Ma c’è anche l’aspetto biologico, per cui si può avere un “invecchiamento organico” ritardato o addirittura precoce, e allora il giudizio cambia. Inoltre, l’attuale terza età risulta assai più ricca di quella di un tempo, per cui, secondo il criterio funzionale, “conta quello che io sono in grado di fare e non il numero degli anni che ho”. Al tempo presente, la vigoria fisica e la vivacità psicologica e culturale rendono assai più “giovani” di quanto non fossero i nostri genitori e i nostri nonni.

Gli ultimi decenni hanno visto un considerevole allungamento dell’arco di vita, per cui si parla ormai di cinque età:

la prima: comprende i bambini, gli adolescenti e i giovani che ancora studiano;
la seconda: quella delle persone adulte, impegnate con il lavoro, con la coppia e con la famiglia che hanno creato; la terza: quella di chi ha lasciato il processo produttivo, ma ha a disposizione un tempo libero e liberato, da impiegare proficuamente in quanto la salute fisica è decisamente buona;
la quarta: quella dai settantacinque anni ai novanta, che comporta certi problemi psicofisici;
la quinta: gli ultranovantenni, in fase di involuzione critica.

Va peraltro ribadito e sottolineato che gli attuali “seniores” sono fisicamente sani, mentalmente vivaci, culturalmente attivi. In altre parole: la terza età deve essere considerata non più quale problema bensì quale risorsa. Infatti, non a caso si parla di terza età quale fascia d’età “centrale” e snodo cruciale per il collegamento sociale, attraverso il proprio potenziale culturale.

Quali soluzioni si possono avere per i problemi di questa età

Medicina e psicologia hanno fatto passi da gigante. Esistono oggi ottime soluzioni terapeutiche, farmacoterapia, sostegno psicologico, training autogeno, e altrettanto ottime soluzioni preventive di taglio marcatamente culturale.

Queste ultime consistono nella possibilità di continuare o riprendere a studiare e a vivere! Il “lifelong lifewide learning”, cioè un apprendimento ad ampio raggio che dura per tutta la vita; la “continuing education”, educazione permanente, ricorrente, rinnovata; e l’“active ageing”, cioè l’invecchiamento attivo. Pertanto, risultano indispensabili le istituzioni che “fanno cultura” e “stare assieme” come, ad esempio, l’UNITRE, risorsa per uno stimolante stile di vita, per una ritrovata buona qualità della vita, per una serenità che viene prodotta da una efficace psicologia della salute.

Una promozione della salute attraverso la psicologia, una “Psicologia della Salute”

La psicologia della salute si occupa della prevenzione della malattia nonché della promozione e del mantenimento della salute e, quindi, anche delle iniziative culturali finalizzate all’educazione alla salute. La psicologia della salute è la “psicologia per i sani”: per coloro che stanno bene e che vogliono stare meglio, sempre di più. Il suo fine ultimo è il benessere psicofisico. Una soddisfacente esistenza quotidiana coincide con la salute: la salute della persona, con i propri bisogni di efficienza fisica, di equilibrio psichico e di integrazione nella società.

La salute è innanzitutto un fatto di qualità. La salute e la qualità sono il frutto di un corretto stile di vita, di una intelligente scelta di vita. La specificità della psicologia della salute risiede nell’insieme

prevenzione - tutela - promozione

e quindi nell’insieme

impedire il malessere - mantenere il benessere -  incrementare il benessere

“Sanità” vuol dire salute fisica, ovvero somatica. “Serenità” vuol dire salute psichica, ovvero della mente e dell’anima. Rispettivamente la parte fredda e la parte calda della psiche: cioè, da un lato i pensieri, l’intelligenza, la razionalità; dall’altro le emozioni, i sentimenti, gli affetti, i rapporti interpersonali.
Da questa unione, da questa sinergia fra medicina e psicologia si ha pertanto una feconda equazione

salute = sanità + serenità

 

In un contesto come questo, il Progetto UNITRE contribuisce alla salute psichica

Si, perché rappresenta una spinta a produrre un rinnovato essere umano, un “ánthropos” inteso a pieno titolo. In altre parole, un “senior”, dotato di una nuova sensibilità, un autentico Soggetto Umano responsabile e ri?socializzato, capace di integrare cultura e umanità, in grado di studiare per il piacere di studiare, in grado di dare per il piacere di condividere. Insomma: una seniorship incentrata sull’amore per la conoscenza; una terza età secondo la quale il sapere produce salute, una fresca terza età che vive per l’Essere e per il benessere.    

 

La psicologia della salute per la terza età
DIECI REGOLE

Alcune semplici Linee?guida per una dolce terza età, per affrontare in modo positivo ed efficace questa fase di vita. Sono state studiate, messe a punto e testate in molti anni con migliaia di soggetti, pazienti e studenti, delle varie Università della Terza Età.

1. Non isolarti. Stai con gli altri.
2. Cerca di conoscerti, con i tuoi problemi.
3. Leggi molto, pensa molto. La memoria conta.
4. Non fermarti mai, anche se sei deluso.
5. Partecipa alle cose che accadono.
6. Cerca di realizzarti, anche assieme agli altri.
7. Punta molto sulla cultura. Ti aiuterà.
8. Non invidiare e non temere i giovani.
9. Se puoi, programma per tempo la vecchiaia.
10. Non avere l’ossessione della morte.

Tratto da:
Luciano Peirone e Elena Gerardi. Il sole della sera. La ricerca del benessere nella terza età e non solo… Antigone Edizioni, Torino. http://www.intempo?online.com/psicologia/75?il?sole?della?sera.html    

  

Luciano Peirone ed Elena Gerardi
Psicologi e Psicoterapeuti.
Professori a contratto di Psicologia Clinica Gerontologica Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti?Pescara, Facoltà di Psicologia.
Membri della Commissione Psicogerontologica dell’Ordine degli Psicologi della Regione Piemonte.
Docenti UNITRE – Associazione Nazionale delle Università della Terza Età e delle Tre Età.
ANTHROPOS Salute?Cultura?Psicologia
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
www.anthropos1987.org

   
 

Bibliografia:

1. ISTAT. Previsioni della popolazione residente per sesso, età e regione dal 1.1.2001 al 1.1.2051. http://www.istat.it/dati/catalogo/20030326_01/volume.pdf

2. Ministero della Salute. Stato di salute e prestazioni sanitarie nella popolazione anziana – anno 2000. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_379_allegato.pd

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 21:13 )