In Europa il dolore, anche in forma cronica, rappresenta uno dei principali problemi esistenziali e sanitari. Interessa circa il 30% della popolazione, minata nell’integrità fisica e psichica, con la conseguente preoccupazione, se non angoscia, che si riverbera sul nucleo familiare e sull’intero tessuto sociale.

Solo negli ultimi decenni il diritto al controllo del dolore ha trovato doveroso spazio nell’ambito della cultura e della pratica dei diritti: prima da parte di alcuni medici pionieri e di associazioni di volontariato, poi da parte dei giuristi e del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali in accordo con le Regioni e le Province autonome. Un diritto che è anche dovere, tanto che il mancato esercizio delle relative responsabilità ne vanifica l’affermazione normativa nella realtà quotidiana, dove si gioca e misura l’effettività della democrazia.

Mi riferisco al primo atto formale nella storia delle cure palliative in Italia, rappresentato dalla Legge n. 39/1999, con la quale è stato previsto un programma nazionale per la creazione di strutture residenziali di cure palliative in tutte le regioni italiane, ma, soprattutto, alla legge n. 38/2010 e al conseguente Accordo del 16 dicembre 2010 assunto all’interno della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, fondamentali in tema di cure palliative e di terapia del dolore come diritto da assicurare a tutti sull’intero territorio nazionale.

Un recente sondaggio conoscitivo attivato dalla Sezione Valdostana della LICD-Lega Italiana contro il Dolore ha rivelato una sorprendente coscienza da parte dei cittadini del bisogno di veder controllato il proprio dolore, pur in assenza di una consapevolezza esplicita delle previsioni normative specifiche che riconoscono il diritto di segnalare il dolore al personale sanitario, che ha il dovere di farsene carico sia all’interno delle strutture ospedaliere sia sul territorio. E ciò non soltanto in riferimento alle patologie comunemente ritenute più devastanti, ma anche in relazione a quei malesseri, più o meno gravi, che inficiano la qualità di vita sia individuale sia familiare, non di rado sin dai primi anni e con rilevanti conseguenze anche sul piano scolastico e lavorativo, a detrimento dell’intera collettività persino in termini economici.

In quest’ottica si muove la LICD, la cui missione principale, come recita lo Statuto, è dettata dalla volontà di “tutelare i diritti dei sofferenti di dolore cronico e delle loro famiglie, di battersi per il riconoscimento di questa condizione morbosa di per sé e per il miglioramento della qualità di vita, stimolando l’ottimizzazione dei servizi già esistenti sul territorio e assumendo il ruolo di valutatore delle inefficienze ravvisate nel perseguimento dei fini associativi, attraverso un’informazione seria, fatta anche di speranze e sicurezze”. Per tutti, ma in particolare per le categorie deboli.

In Europa il dolore rappresenta uno dei principali problemi esistenziali e sanitari, anche in forma cronica. Interessa circa il 30% della popolazione, minata nell’integrità fisica e psichica, con conseguente preoccupazione, se non angoscia, che si riverbera sul nucleo familiare, quanto più solido e positivo, e sull’intero tessuto sociale. L’Italia, per ora, non è tra i Paesi all’avanguardia in tema di terapie palliative e antalgiche, come testimonia la diffusa assenza della misurazione del dolore come parametro di riferimento ospedaliero e come fa fede il Progetto “Ospedale senza dolore” decollato soltanto in ristrette realtà.

Occorre, dunque, dare concreta e diffusa attuazione alle Linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali (previsti dagli Accordi discendenti dalla legge n. 38/2010) nell’ambito delle reti di cure palliative e di terapia del dolore, in modo da garantire assistenza omogenea e di qualità per tutti e in tutto il Paese, in ossequio a quella tutela della salute - come fondamentale diritto di ogni individuo e interesse della collettività - di cui all’art. 32 della nostra Costituzione. Un patto, insomma, tra cittadini e Pubblica Amministrazione, a garanzia di un diritto indisponibile.

A tal fine è necessario porsi in una duplice e complementare prospettiva, sia in riferimento ai responsabili politici sia agli operatori sanitari, nell’ottica cioè di informare ed essere informati, se è vero che l’esercizio di un diritto presuppone la sua conoscenza e che la mappa dei bisogni e delle attese, delle legittime aspettative, è offerta soprattutto dai cittadini. Un’occasione per crescere, come persone e come comunità, sulla scia di tradizioni di rispetto della vita e di cura domiciliare privilegiata che vogliamo tenere vive e di una globalizzazione positiva delle energie volte a lottare contro la sofferenza di ogni origine e colore, sempre.

Il dolore è un appuntamento ineliminabile e decisivo nell’esistenza di ciascuno, occasione di crescita spirituale anche per un respiro di condivisione quando ben vissuto, ma non lottare concretamente contro la sofferenza eliminabile, soprattutto nella vita degli altri, è assimilabile alla correità in tema di tortura. Un bel modo, questa assunzione di responsabilità, per celebrare l’Anno Europeo del Volontariato.

 

Maria Grazia Vacchina
Presidente LICD (Lega Italiana Contro il Dolore)
Valle d'Aosta
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Immagine di Kelly Young - Fotolia.com

 

 

 

  

Legge 15 marzo 2010, n. 38. "Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore"

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010.

Art. 1. (Finalità).

1. La presente legge tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore.

2. È tutelato e garantito, in particolare, l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, come definito dall'articolo 2, comma 1, lettera c), nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 33 dell'8 febbraio 2002, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell'autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l'equità nell'accesso all'assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.

3. Per i fini di cui ai commi 1 e 2, le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore assicurano un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei seguenti princìpi fondamentali:

a) tutela della dignità e dell'autonomia del malato, senza alcuna discriminazione;

b) tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine;
c) adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia.

Tratto da:
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/10038l.htm

 

LEGA ITALIANA CONTRO IL DOLORE - ONLUS

Lega Italiana Contro il Dolore – ONLUS
sede legale ed operativa
Corso Dante, 11
12100 Cuneo

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http://licd.org/

Presidente
Diego Beltrutti
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Aprile 2012 17:16 )