Le strutture sanitarie devono rispettare la privacy dei loro pazienti. All’interno di ospedali, case di cura e strutture assistenziali, va garantita l’assoluta riservatezza di coloro che si avvalgono di cure, diagnosi, prestazioni mediche e operazioni amministrative. «La tutela della dignità personale deve essere assicurata a tutti, ma in particolare alle categorie deboli per eccellenza, tra cui gli anziani», spiega l’avvocato Michele Iaselli, presidente dell’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy. «Per loro, la riservatezza rappresenta una questione delicata, perché le persone anziane incontrano maggiori difficoltà nei rapporti sociali e spesso vengono esposte a soprusi senza essere in grado di difendersi».

Il diritto alla salute deve andare di pari passo con quello alla riservatezza dei dati personali, traducendosi in una serie di accorgimenti pratici: distanze di cortesia durante le prenotazioni, chiamate in sala d’attesa attraverso un codice numerico anziché il nome, ritiro dei referti permesso solo al diretto interessato o a persone munite di delega scritta.

E in caso di ricovero? «La libertà di domicilio è tutelata dall’articolo 14 della Costituzione italiana: in una residenza per anziani, l’unità abitativa assegnata o il letto di degenza vanno considerati come il domicilio della persona e, in quanto tali, devono beneficiare di ogni tutela».

Condivisione dello spazio

Se alcuni preferiscono condividere l’unità abitativa con altre persone, la maggior parte dei ricoverati aspira a possedere una stanza privata. Purtroppo, oltre a non assicurare questo spazio esclusivo, la maggior parte delle residenze per anziani somma altri elementi che urtano contro la privacy: porte lasciate socchiuse o addirittura aperte, insufficienza di armadi o ripostigli in cui custodire gli oggetti personali, luci lasciate accese durante la notte o assenza di divisioni fra un letto e l’altro.

«Dal novembre 2010, è in vigore una Carta europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane che hanno bisogno di assistenza di lungo termine e della relativa guida di accompagnamento», informa Iaselli. «L’articolo 3 sancisce che, qualora nell’invecchiamento ci si trovi a dover dipendere dall’aiuto e dalla cura di altri, permane il diritto al rispetto e alla protezione della privacy e intimità».

In soldoni, ogni anziano ha diritto a disporre di spazi in cui restare solo oppure parlare privatamente con i propri cari (di persona o al telefono), senza essere disturbato o ascoltato. Allo stesso tempo, lo spazio personale deve essere curato con rispetto e tutta la corrispondenza (lettere o email) non può essere aperta o letta da terze persone senza consenso. «La stessa conversazione sulle proprie condizioni di salute deve essere tenuta in luoghi appartati e, comunque, lontano da persone estranee o non autorizzate».

I dati sensibili

Tra i dati personali, una particolare categoria – etichettata come “sensibili” – riguarda la sfera della persona (opinioni religiose o politiche, salute…) e prevede una tutela più forte rispetto agli altri. «Medici e operatori possono archiviare su computer e mezzi elettronici peso corporeo, glicemia, assunzione di farmaci, pressione sanguigna o qualunque altro dato relativo alla salute dei pazienti a patto di criptarli, ovvero renderli utilizzabili solo a chi possiede la chiave di decodifica».

A rafforzare la nostra privacy, è in arrivo il nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, che andrà a sostituire la direttiva del 1995 (95/46/EC): la futura normativa prevede per tutte le strutture – sanitarie o lavorative – l’introduzione di una nuova figura, il data protection officer (obbligatorio solo per il settore pubblico e per le aziende private che impieghino oltre 50 operatori), a cui verranno affidati il trattamento dei dati e la tutela della nostra privacy. «Attualmente, il titolare del trattamento risulta la struttura nel suo complesso, che a sua volta affida concretamente le operazioni a degli incaricati e la vigilanza, facoltativamente, a un responsabile. Difficilmente, però, questa gerarchia viene rispettata».

Cosa sì, cosa no

Quali dati possono essere richiesti da una struttura sanitaria? Il faro in materia è rappresentato dall’articolo 3 del Codice in materia di protezione dei dati personali, che sancisce il principio di necessità: possono essere raccolti solamente quei dati personali che siano davvero necessari e non eccedenti rispetto alle finalità legittime della struttura. «Spesso accade che negli ospedali, nelle case di riposo o in altri contesti sociali la concessione di un servizio venga subordinata all’esibizione di certificati medici assolutamente non pertinenti, in violazione delle più elementari regole in materia di privacy». Al di là dell’utilizzo interno, se i dati vengono utilizzati anche per rilevazioni statistiche o studi di settore, laddove non sia possibile renderli anonimi, l’informativa fornita ai pazienti deve indicare con chiarezza a quali organismi o società potranno essere ceduti.

Casi di abuso

In caso di violazione delle disposizioni in materia di privacy, il primo passo è rivolgersi direttamente al titolare del trattamento dei dati (cioè la struttura), esponendo i propri dubbi circa il loro regolare utilizzo. «Se la risposta non è soddisfacente, l’interessato può agire in sede giudiziaria oppure rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali: la prima strada è più onerosa, sia in termini di spesa che di tempo, per cui va intrapresa solo nel caso in cui si vogliano richiedere dei danni “morali”, mentre un ricorso presso il Garante avvia un procedimento amministrativo che normalmente si esaurisce nell’arco di quaranta giorni e ha un costo contenuto di 150 euro per i diritti di segreteria».

Intervista di Paola Rinaldi
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Immagine di phanlop88 - Fotolia.com

 

 
 

Michele Iaselli
Avvocato. Presidente dell’Associazione nazionale per la difesa della privacy
Docente universitario, relatore a numerosi convegni e autore di diverse pubblicazioni specialistiche, l’avvocato Michele Iaselli è esperto di privacy, contratti informatici, diritto d’autore, nuove tecnologie, e-commerce, informatica giudiziaria e giuridica, reati informatici.
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www.micheleiaselli.it 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Luglio 2012 15:03 )