I nonni rappresentano una risorsa preziosa per le famiglie italiane, eppure sono vittime dei loro momenti di crisi. Non è raro che, in caso di separazione, ciascuno dei genitori inizi a ostacolare la frequentazione dei figli con la famiglia dell’altro. Risultato: i nonni, ex suoceri, vengono estromessi più o meno drasticamente dalla vita dei loro nipoti. A fare ordine in questo campo così delicato è stata l’ultima riforma in materia di diritto di famiglia: la legge 54 del 2006 ha rivoluzionato il sistema giudiziario delle separazioni, sancendo il diritto dei minori a conservare un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori, ma anche un rapporto “significativo” con le rispettive famiglie di origine

 

«Fino a quel momento, la giurisprudenza aveva sempre considerato i nonni come figure rilevanti per il minore, chiamandoli spesso in causa per il suo mantenimento quando la famiglia non poteva permetterselo, ma non aveva mai provveduto alla loro istituzionalizzazione», ricorda l’avvocato Marta Rovacchi, esperta in diritto di famiglia e minorile. «Questa novità, tuttavia, non attribuisce la qualità di parte tecnica dei nonni nel giudizio di separazione e divorzio, nel quale non possono dunque intervenire né azionare autonome istanze per far valere i propri diritti». 

In sostanza, non sono i nonni a vantare un diritto di visita nei confronti dei nipoti azionabile davanti al Tribunale, ma sono i nipoti ad avere il diritto di mantenere un rapporto significativo con gli ascendenti. Sembra la stessa cosa, invece non lo è. La norma del 2006 (nota come “legge sull’affido condiviso”) mette al centro l’interesse del minore, che deve essere tutelato in ogni fase della sua crescita, educazione e cura morale. In questo senso, i giudici devono valutare se continuare a vedere i nonni sia o meno nell’interesse del bambino. 

Questo significa avere le mani legate? Assolutamente no. «Pur non potendo intervenire direttamente nel corso del giudizio di separazione, i nonni possono tuttavia ricorrere al Tribunale per i Minorenni affinché venga attivata un’istruttoria che dimostri come l’atteggiamento di esclusione tenuto dal genitore sia contrario agli interessi del minore». La procedura è prevista dall’articolo 333 del codice civile: bisogna provare che "il mantenimento di rapporti significativi con gli ascendenti e i parenti di ciascun ramo genitoriale”, raccomandato dalla legge del 2006, "è importante per lo sviluppo psicofisico del minore". 

 

Con l’aiuto di un legale, va presentato un ricorso in cui si spiega nel dettaglio cosa è avvenuto prima, durante e dopo la separazione, mettendo l’accento sul pregiudizio che il genitore, ostacolando o negando il rapporto del proprio figlio con i nonni, provoca nel bambino e, quindi, dimostrando che la prosecuzione del rapporto con i nonni è fondamentale e necessaria al minore. In sostanza, il tribunale per i Minorenni è chiamato a valutare la “capacità genitoriale “ del genitore che ha interrotto i rapporti del figlio con gli ascendenti e può decidere di sentire il minore coinvolto: «Obbligatoriamente sopra i 12 anni, eccetto nei casi in cui l’audizione comporti pregiudizio per il minore, e facoltativamente sotto quell’età».

 

Se, nonostante il Tribunale abbia deciso a favore della frequentazione dei nonni nei confronti dei nipoti, il genitore  persevera nel suo atteggiamento ostativo, è possibile denunciarlo ai sensi dell’articolo 388 del codice penale per “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”. «Anche di fronte a distanze significative, magari dovute a un allontanamento legittimo a seguito della separazione, i nipoti devono poter mantenere un rapporto con i loro nonni: in questo senso, possono venire in aiuto gli strumenti tecnologici, come telefono o mail. Dal 2008, con capofila il Tribunale di Nuoro, sono numerose le sentenze che stabiliscono le modalità del diritto di visita anche attraverso la webcam».

 

Intervista di Paola Rinaldi
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Immagine di Noam - Fotolia.com

 

 

 

Marta Rovacchi
Esperta in diritto di famiglia e minorile

Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Parma e iscritta all’Albo degli Avvocati presso l’Ordine di Reggio Emilia dal 1993, opera prevalentemente nel settore del diritto di famiglia e minorile. È fondatrice di Astrea (Associazione Onlus per le Pari Opportunità), che presta attività di consulenza in diritto di famiglia presso lo sportello “Spazio Donnadove” del Comune di Reggio Emilia, responsabile della sede territoriale di Aiaf (Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori) ed è relatrice in numerosi convegni e seminari, oltre che autrice di un’intensa attività redazionale in collaborazione con primarie case editrici giuridiche e di docenza in corsi di aggiornamento professionale.

Studio Legale Rovacchi Intagliata & Associati
www.rovacchiintagliata.it 
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Agosto 2012 20:58 )