Nei paesi industrializzati le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte della donna (55-60%) e di disabilità della donna nella terza età. La donna è più longeva dell’uomo ma tutti gli anni che guadagna sono anni di vita ammalata e disabile. Va quindi richiamata l’attenzione dei medici e delle donne stesse sulla corretta diagnosi, ma ancor più, sulla prevenzione di queste patologie gravi e disabilitanti.

Negli ultimi 30 anni si è assistito a un’importante diminuzione della mortalità per malattie cardiovascolari nell’uomo ma non altrettanto nella donna.

L’infarto è ancor oggi considerato una patologia squisitamente maschile. Invece è la prima causa di morte nella donna sopra ai 65 anni.

È importante sapere che clinica, fisiopatologia, diagnostica, terapia e outcomes della cardiopatia ischemica sono differenti nella donna rispetto all’uomo:

• nella donna la malattia coronarica ha esordio in età più elevata, circa 10 anni dopo rispetto all’uomo;
• il dolore toracico è spesso atipico;
• il microcircolo coronarico è più spesso colpito, le placche ateromasiche sono più giovani e si erodono, mentre nell’uomo si rompono;
• nella donna si hanno più frequentemente la dissezione coronarica e la rottura del cuore, oltre alla sindrome di Tako-Tsubo (o miocardiopatia da stress);
• la mortalità intraospedaliera dopo infarto del miocardio è più elevata;
• la donna è sottoposta a meno procedure diagnostiche e terapeutiche quali coronarografia e stent ed è meno trattata con beta bloccanti e statine. 
• le donne sono meno curate per diabete, dislipidemie, ipertensione, obesità, di conseguenza gli obiettivi terapeutici sono molto meno raggiunti.

I fattori di rischio hanno un impatto differente nella donna

I classici fattori di rischio per malattie cardiovascolari sono stati studiati quasi esclusivamente nell’uomo, mentre il loro impatto è differente nei due sessi.

Il diabete è molto più pericoloso per le complicanze cardiovascolari nella donna: la donna diabetica sviluppa maggiormente malattia coronarica e scompenso cardiaco rispetto all’uomo. La mortalità per malattie cardiovascolari delle donne diabetiche non è diminuita negli ultimi decenni.
Il profilo lipidico influenza in modo differente l’aterogenesi.
Nella donna sono più importanti del colesterolo totale: il colesterolo non-HDL (colesterolo totale - colesterolo HDL), le LDL e i trigliceridi.
Inoltre i marcatori di infiammazione, quali PCR (proteina C reattiva) e citochine, sembrano essere più elevati in presenza di altri fattori di rischio nel sesso femminile e sono indicatori di rischio cardiovascolare quasi più importanti del colesterolo LDL.

L’ipertensione arteriosa è il più importante fattore di rischio per infarto nella donna e, come nell’uomo, aumenta con l’età. Nella donna ipertesa il rischio per cardiopatia ischemica ha due caratteristiche:
• non presenta la J-curve come nell’uomo ma inizia ad aumentare con valori da pre-ipertensione (120-129/ 80-89);
• l’ipertensione sistolica isolata, inoltre, ha un rischio relativo (RR) molto più elevato per infarto miocardico acuto (IMA), ictus e mortalità totale nella donna rispetto all’uomo.

La sindrome metabolica è il più importante cluster di fattori di rischio e ha una prevalenza nella donna con età superiore a 65 anni del 60% rispetto al 35% nell’uomo.
Nella transizione menopausale vi è un aumento dell’adiposità addominale, un aumento delle LDL piccole e pesanti (molto aterogene), un calo delle HDL2, una diminuzione della sensibilità insulinica e un aumento della PCR ad alta sensibilità: un quadro altamente aterogeno.

Il fumo è un fattore di rischio per eventi cardiovascolari più potente nella donna rispetto all’uomo. Anticipa la menopausa di due anni, aumenta l’ossidazione delle LDL, diminuisce le HDL,  aumenta l’aggregazione piastrinica e ha un’azione pro infiammatoria.

L’esercizio fisico è essenziale

Un’arma contro queste modificazioni assai pericolose è l’esercizio fisico. Essenziale per prevenire sovrappeso, tonificare la muscolatura, mantenere l’elasticità vascolare, prevenire le malattie cardiovascolari.
Sono indicati 30’ di cammino veloce ogni giorno o ginnastica più vigorosa tre volte alla settimana.

La ricerca per la prevenzione primaria e secondaria

Da un punto di vista biologico i fattori di rischio danneggiano gravemente la funzionalità endoteliale. Gli estrogeni hanno un’influenza positiva sull’endotelio e questo può costituire  la differenza più importante della vulnerabilità della parete vascolare tra i due sessi nei primi 50 anni di vita. Questo ci fa comprendere perché le donne sviluppino la cardiopatia ischemica dieci anni dopo gli uomini.
Tuttavia ricerche recenti su donne giovani infartuate descrivono differenze importanti rispetto agli uomini sia sull’estensione delle lesioni coronariche sia sul profilo di rischio, suggerendo meccanismi sottostanti il processo aterosclerotico che devono ancora essere compresi e studiati.

La medicina basata sull’evidenza per la prevenzione della malattia cardiovascolare nella donna è ancora molto povera, e le linee guida per la donna provengono da lavori condotti su popolazioni non esistenti nel “mondo reale”. Per questo rimane aperta la domanda fondamentale: come devono essere trattate le donne in prevenzione primaria e secondaria nel nostro lavoro quotidiano?
Sicuramente devono essere trattate precocemente con aggressività, in particolare per quanto riguarda diabete e ipertensione, e con un intervento globale.
Attendiamo che la ricerca ci indichi se dovremo differenziare anche l’eventuale utilizzo di molecole oppure i cut off degli obiettivi terapeutici! 

Giovannella Baggio
Direttore U.O.C. Medicina Generale
Presidente del Centro Studi Nazionale
su Salute e Medicina di Genere
Azienda Ospedaliera di Padova

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Immagine Yuri Arcurs - Fotolia.com 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 13 Aprile 2012 08:40 )