Non solo ostetricia, o ginecologia, la Medicina di Genere, per le donne, significa distinzione delle ricerche e delle cure.

 

Che cosa si intende per Medicina di Genere? 

Citando la dott.ssa Francesca Merzagora (1): "la Medicina di Genere è la distinzione, in ambito medico, delle ricerche e delle cure in base al genere (femminile) di appartenenza".

Quindi non è la Ginecologia, che si occupa da sempre delle patologie dell’apparato genitale femminile, né l’Ostetricia, che si occupa delle donne durante la gravidanza, bensì un concetto molto più ampio, differente e innovativo. La Medicina di Genere approfondisce i problemi considerando il "genere" donna con tutti i fattori che lo caratterizzano: biologici, ambientali e socio-culturali.

Voglio portare subito un esempio, clamoroso se lo si analizza in questa ottica.

La storia del tumore polmonare

Fino agli anni ’90 il tumore polmonare era tipicamente appannaggio del genere maschile, perlopiù forte fumatore, ma non necessariamente.

Dei tre tipi istologici più comuni (microcitoma, adenocarcinoma, epitelioma) il primo, il più grave, era preponderante: non curabile, con metastasi cerebrali precoci e a prognosi nettamente infausta. Negli anni ’90 ebbe luogo una intensa propaganda contro il fumo, con l’obbligo di avvisare i consumatori dei gravi rischi cui andavano incontro, con scritte sui pacchetti di sigarette quali "il fumo uccide", "il fumo provoca il cancro", "il fumo nuoce gravemente alla salute, ecc.

Statisticamente si notò un rallentamento del consumo di tabacco e una, sia pur lieve, flessione (dal 32% al 29% circa) dei fumatori maschi. Ma le grandi multinazionali non rimasero inattive e, per non perdere il mercato, cercarono delle alternative: sigarette light, leggere, lunghe, sottili, con tabacchi OGM a componenti modificati (meno nicotina e benzopirenici).

Cresce, così, la percentuale di donne fumatrici, anche e soprattutto giovani, quasi come se il fumo fosse uno status symbol da raggiungere. Parallelamente aumentano i casi di tumore polmonare nelle donne, però,  prevalentemente adenocarcinomi.

Modificata la causa (sigarette), cambiato il target (femminile), cambia anche la risposta cellulare del polmone. E non si tratta solo di un dato statistico, anche perché di recente si è evidenziato che la cura con cisplatino, un chemioterapico per l’adenocarcinoma polmonare femminile, è più efficace rispetto al maschile.

Probabilmente si tratta proprio di dati come questo che interpretati nel giusto verso hanno portato la classe medica ad affrontare patologie apparentemente simili nei due sessi con metodiche cliniche e terapeutiche differenti.

DNA e spartiti musicali

Un notevole passo avanti, in questa direzione, si è fatto quando si è paragonato il DNA a uno spartito musicale: note, pause, tonalità precise per ogni strumento dell'orchestra, per cui tutte le esecuzioni dovrebbero essere eguali, ma non è così. La stessa cosa avviene per il nostro codice genetico, interpretato ed espresso in modo diverso secondo il genere di appartenenza. Questa è una grande scoperta foriera di nozioni fondamentali per comprendere meglio, non solo la fisiopatologia femminile, ma, paradossalmente, anche quella maschile.

Efficacia dell'ASA nelle donne

Una vecchia diatriba riguarda l’uso dell’ASA (acido acetilsalicilico) come profilassi nella cardiopatia ischemica: mentre per l'uomo ha sicuramente un buon riscontro, nel genere femminile tali esiti non sono del tutto accertati. 

Un grande studio di Todd Yerman (2) della University of  British Columbia ha esaminato 23 sperimentazioni condotte da 40 anni (vale a dire dall’inizio del trattamento con ASA come antiaggregante) e ha concluso che l’ASA è risultato, pressoché, inutile nelle donne. Questo dipende, non tanto dagli ormoni femminili bensì dalla diversità delle prostaglandine e dei tromboxani prodotti dalle piastrine femminili.

Vescica iperattiva

Troviamo un altro esempio di discriminazione nel caso di problemi di vescica iperattiva di cui soffrono molte donne, circa 3 milioni in Italia. Questo disturbo si chiama pollachiuria ed è simile, ma non uguale, allo stesso problema maschile dovuto, in questo caso, all’ipertrofia adenomatosa della prostata.

Per questo disturbo esistono farmaci molto efficaci che, però, sono prescrivibili con il SSN solo per gli uomni.  Di conseguenza, tre donne su quattro risolvono con l'uso del pannolino oppure accedendo, privatamente, a medicine molto costose.

Disturbi della memoria

Altro problema è quello inerente la memoria. Sopra i 65 anni il deficit mnesico colpisce una donna su sei e un uomo su dieci. Ma, studiando questo disturbo, legato soprattutto alla involuzione dell’ippocampo, si è notata una differenza sintomatologica: nell'uomo prevale un disturbo comportamentale con atteggiamenti non adeguati (eccessivi), nella donna si nota un deficit maggiore nel linguaggio e nella ricerca dei nomi di persone o di oggetti. Questa disparità è dovuta a una diversa modalità di trasduzione dell’acetilcolina (ACh).

L’ACh è un neurotrasmettitore fondamentale per attivare e mantenere soprattutto la memoria a breve termine; viene degradata da un enzima specifico detto esterasi (acetilcolinesterasi). Quando questo meccanismo di distruzione dell’ACh è troppo rapido, specie nell’ippocampo, si ha una netta diminuzione della memoria oggettiva con stati confusionali, sintomo tipico di molte demenze, soprattutto nell’Alzheimer.

I farmaci che bloccano la esterasi, e quindi fanno aumentare il tasso di concentrazione di ACh nel cervello, agiscono  in maniera differente nei due sessi. Equiparando i pochi studi differenziali si è notato che i farmaci attualmente in uso sono più efficaci negli uomini, data la differente sintomatologia, e quindi bisognerebbe ricorrere a farmaci alternativi per le donne o crearne di specifici.

Dolore

In ultimo parliamo del dolore: è noto che l’emicrania è tipicamente femminile e la cefalea a grappolo, maschile. In queste patologie sono predominanti gli ormoni: estrogeni/testosterone, ma quello che risulta, studiando a fondo le differenze, è che la sensazione e la modulazione del "sintomo dolore" è differente nei due sessi con una maggiore sensibilità nella donna che, per contro, sopporta meglio il dolore sfruttando inconsciamente le endorfine endogene. Questo dato di fatto viene anche riportato a un fattore genetico – evolutivo essendo la donna biologicamente destinata all’evento doloroso del parto.

... Già la Genesi, letta in chiave darwiniana, sentenziava tale differenza: nell’uomo il sudore della fronte e nella donna il dolore del parto. 

Gianni Baiotti
Già Primario di Medicina Interna, Ospedale Molinette di Torino.
Libero Docente in Semeiotica Medica.
Docente di Corsi di Umanizzazione della Medicina.
Docente di Cultura Medica all’UNITRE di Torino e di Collegno.
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Bibliografia

1. Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna: http://www.ondaosservatorio.it/index.php

2. T. Yerman, W. Q. Gan, Don D. Sin. The influence of gender on the effects of aspirin in preventing myocardial infarction. BMC Med. 2007; 5:29. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2131749/

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 30 Giugno 2012 20:37 )