Il pistacchio può apportare benefici alla salute riducendo alcuni tra i princpali fattori di rischio cardiovascolare e svolgendo una importante azione protettiva.

Lo stato di salute della popolazione può essere profondamente modificato dall’alimentazione e per tale motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce gli errori alimentari, insieme a sedentarietà e fumo di sigaretta, come fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche, quali le malattie cardiovascolari, tumorali e metaboliche (1).

Nel corso degli anni le numerose evidenze scientifiche alla base della relazione esistente fra nutrizione e malattie croniche degenerative hanno stimolato gli studiosi a ricercare il modello di alimentazione più idoneo al mantenimento di un buono stato di salute.
Il modello che ha ottenuto più successo e interesse è la dieta mediterranea (2). Le caratteristiche principali di questo stile alimentare sono:

il consumo quotidiano di cereali ricchi di carboidrati a lento assorbimento e fibra;  

il pesce caratteristico per gli acidi grassi polinsaturi;  

l’olio extravergine di oliva importante per gli acidi grassi monoinsaturi e  gli antiossidanti;  

la frutta fresca e le verdure fondamentali per la fibra e le vitamine;

i legumi fonte di proteine vegetali;

la frutta secca contenente acidi grassi polinsaturi.

Proprietà della frutta secca a guscio

In particolar modo la frutta secca a guscio (noci, nocciole, mandorle, arachidi e pistacchi) è una fonte di proteine ad elevato contenuto in arginina (aminoacido precursore dell’acido nitrico, composto vasodilatatore), di steroli vegetali (composti con struttura simile al colesterolo, con cui competono per l’assorbimento intestinale), fibre (4-11 g/100g), vitamine e composti fenolici antiossidanti. Risulta inoltre rilevante il contenuto in acidi grassi, principalmente mono e polinsaturi (3).

Date le sue proprietà nutrizionali la frutta secca è stata oggetto di numerose esperienze cliniche in differenti aree terapeutiche che hanno confermato i benefici per la salute umana dati da un suo consumo regolare.

Il pistacchio

Tra le diverse varietà di frutta secca, particolare interesse riguarda il pistacchio (Pistacia vera L.), appartenente alla famiglia delle Anarcadiaceae, originario di una vasta zona dell'Asia Minore e diffuso soprattutto in Iran, Turchia, Siria e Grecia. La sua coltivazione è stata successivamente introdotta negli Stati Uniti e in Italia, in particolar modo in Sicilia. Questo frutto è una buona risorsa di acidi grassi insaturi, di proteine e di fibre e, rispetto ad altra frutta secca, è il più ricco di fitoestrogeni e di antiossidanti, tra cui ?-tocoferolo, ?-carotene, luteina e zeaxantina e selenio (vedi tabella).

 

Composizione chimica e valore energetico per 100 gr di parte edibile di pistacchio*   

Energia 608 kcal
Acqua 3,9 g
Carboidrati disponibili 8,1 g
Proteine 18,1 g
Lipidi 56,1 g
Acidi grassi monoinsaturi** 36,5 g
Acidi grassi polinsaturi** 10,7 g
Colesterolo 0 mg
Amido 3,3 g
Fibra totale 10,6 g
Fitoestrogeni** 279 mg
?-tocoferolo**
22,5 mg
?-carotene**
157 µg
Selenio** 9,3 mcg

 *  da Tabella di Composizione degli Alimenti, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, disponibile all’indirizzo www.inran.it
**  valori ottenuti da  Kocyigit et al, 2006

La caratteristica composizione del pistacchio ha suggerito un suo possibile ruolo benefico nella riduzione di fattori di rischio legati all’aterosclerosi e alla possibile insorgenza di malattie cardiovascolari, principale causa di morte nei Paesi industrializzati. I meccanismi responsabili dell’aterosclerosi e delle sue complicanze sono molteplici ed esistono numerosi fattori di rischio cardiovascolare che ne favoriscono lo sviluppo. Tuttavia alcuni tra questi sono di modificabili attraverso un corretto stile di vita. L'eliminazione, o riduzione, dell'aumento dei livelli ematici di colesterolo e trigliceridi, dell'ipertensione, del diabete, del fumo di sigaretta, dell'inattività fisica e dell'obesità costituisce l’obiettivo principale della prevenzione delle malattie cardiovascolari. 

Studi sugli effetti del consumo regolare di pistacchio

Gli studi condotti sul pistacchio sono esigui ed i più recenti mostrano come il suo consumo possa avere effetti positivi su alcuni fattori di rischio cardiovascolare.

Il lavoro condotto da  Kocyigit et al. ha mostrato, in soggetti volontari sani, un aumento significativo dei livelli di colesterolo HDL (lipoproteine ad elevata densità) e un decremento di colesterolo totale in seguito al consumo di 65-75 g di pistacchi al giorno (20% delle calorie totali giornaliere) per 3 settimane (4).

Un successivo studio condotto su soggetti affetti da ipercolesterolemia ha dimostrato l’efficacia del pistacchio nella riduzione delle lipoproteine a bassa densità (LDL) ossidate sieriche, attualmente considerate uno dei principali fattori aterogeni. Un gruppo di pazienti ha consumato una quantità di pistacchi pari al 10 % delle calorie giornaliere (32-63 g/die) mentre un secondo gruppo ha assunto il doppio della razione (63- 126 g/die pari al 20%  delle calorie giornaliere). Ambedue i gruppi, sottoposti a dieta ipolipidica, sono stati confrontati con un gruppo controllo (dieta ipolipidica priva di pistacchi) e in questo modo è stato possibile associare il consumo di questo frutto secco con i risultati positivi ottenuti:  il decremento delle LDL ossidate è risultato correlato a un aumento della concentrazione di antiossidanti sierici (?-tocoferolo, luteina e ?-carotene). Inoltre i valori di colesterolo totale, colesterolo LDL e apolipoproteine B sono significativamente diminuiti nei soggetti che hanno assunto pistacchi con un calo percentuale dell’ 8%, 11,6% e 4 % rispettivamente.

Oltre a importanti effetti sul profilo e sull’ossidazione lipidica, il consumo di pistacchio migliora la distribuzione dei principali nutrienti mostrando  un aumento della quota assunta di fibra e di acidi grassi monoinsaturi nella loro dieta quotidiana. (5-6)

Conclusioni

Risultano tuttavia ancora non completamente chiariti i meccanismi che permettono di spiegare l’effetto dato dal consumo di pistacchio sul profilo lipidico. Risulta oltremodo difficoltoso capire quale sia il composto responsabile dei risultati positivi ottenuti negli studi citati in precedenza. L’aumento del consumo di acidi grassi monoinsaturi può in parte spiegare la capacità del pistacchio nel ridurre i valori di colesterolo in individui sani o ipercolesterolemici. Allo stesso modo anche l’elevato contenuto in fitosteroli e in fibra, che lega il colesterolo e incrementa la sue escrezione, può svolgere un effetto cardioprotettivo. Ruolo di fondamentale importanza, inoltre, è da attribuirsi ai composti antiossidanti (?-tocoferolo, luteina e ?-carotene) presenti nel pistacchio che svolgono effetti  positivi sull’ossidazione lipidica.

Tra i limiti relativi agli studi sopracitati vanno considerate la breve durata dei trial, le possibili influenze dell’ambiente familiare e socio-economico e la presenza di eventuali comorbidità. Tali risultati devono essere pertanto confermati da studi a lungo termine con l’assunzione regolare di pistacchi come abitudine alimentare.

Numerose  sono le problematiche ancora da chiarire in merito al consumo di pistacchio; tra queste, in particolar modo, vi è il corretto quantitativo giornaliero da assumere per poter ottenere effetti benefici considerando che la frutta secca rimane un alimento a elevato contenuto calorico. 

In conclusione si può comunque affermare che il pistacchio, entrando a far parte della nostra alimentazione quotidiana, può apportare benefici alla salute, in particolar modo riducendo alcuni tra i principali fattori di rischio cardiovascolare ed esplicando una importante azione protettiva.  

 

P. Cagliero, F. Abello, P. Assandro, O. Guardamagna
Dipartimento di Pediatria Universitaria,
Università degli Studi di Torino.
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Immagine di Kaanates - Fotolia.com

 

 

 

 

 Bibliografia

 

1. World Health Organization Study Group. Diet, Nutrition and the Prevention of Chronic Disease. Geneva, Switzerland: World Health Organization; Technical Report Series, 916, 2003.

2. Keys A, Menotti A, Karvonen MJ, Aravanis C, Blackburn H, Buzina R, Djordevic BS, Dontas AS, Fidanza F, Keys MH, Kromhout D, Nedelijkovic S, Punsar S, Seccareccia F, Toshima H. The diet and 15-year death rate in the seven countries study. Am J Epidemiol 1986; 124:903-915.

3. Ros E. Nuts and novel biomarkers of cardiovascular disease. Am J Clin Nutr 2009; 89(suppl):1649S–56S.

4. Kocyigit A, Koylu AA, Keles H. Effects of pistachio nuts consumption on plasma lipid profile and oxidative status in healthy volunteers. Nutr  Metab Cardiovasc Dis 2006;16:202-209.

5. Kay CD, Gebauer SK, West SG, Kris-Etherton PM. Pistachios Increase Serum Antioxidants and Lower Serum Oxidized-LDL in Hypercholesterolemic Adults. J Nutr; First published online March 31, 2010

6. Gebauer SK, West SG, Kay CD, Alaupovic P, Bagshaw D, Kris-Etherton PM. Effects of pistachios on cardiovascular disease risk factors and potential mechanisms of action: a dose-response study. Am J Clin Nutr 2008;88:651–659.

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Aprile 2012 16:12 )