Bambino e cavallo

Tra un territorio e i suoi prodotti c’è un rapporto profondo, un legame che nasconde lavoro, fatica e passione, un legame che si stratifica e modifica lungo il corso delle generazioni, si arricchisce grazie al contributo di tutti coloro che su quel territorio vivono, lavorano, lo trasformano.

Tutto ciò diventa ancora più vero e sentito in luoghi spesso ritenuti difficili, quali sono le vallate alpine torinesi e cuneesi, aree che hanno subito profonde trasformazioni negli ultimi decenni e che hanno rischiato di perdere parte della propria memoria e delle proprie tradizioni, a causa di un sensibile spopolamento e di un progressivo abbandono di alcune colture. La determinazione di chi ha scelto di rimanere e gli sforzi profusi da tutti coloro che ritengono necessario ridare vita e fiato alle montagne e renderle territori maggiormente dinamici e capaci di gestire, e non subire, le trasformazioni del nostro tempo, stanno lentamente e faticosamente invertendo la rotta. Oggi c’è maggiore attenzione verso la montagna, la sua cultura, le sue ricchezze e quindi anche l’agricoltura e la sua cucina.

Oggi possiamo raccontare la montagna attraverso la sua cucina, la sua produzione agricola di qualità, attraverso le storie delle donne e degli uomini che hanno mantenuto viva la memoria e l’hanno trasmessa alle nuove generazioni che oggi rielaborano la tradizione dandole nuova linfa e vitalità.

Latte, formaggi, mele, castagne, patate, carni, vino, erbe sono gli ingredienti base di una proposta culinaria ricca nelle forme e nell’elaborazione, anche se spesso basata su ingredienti semplici e ritenuti, talvolta, tipici della cucina più povera. Le nostre montagne hanno forti potenzialità di sviluppo e una capacità produttiva notevole nel settore agroalimentare, sia qualitativa che quantitativa. Occorre puntare sulla riqualificazione e il sostegno alle attività produttive in ambito agroalimentare e si deve agire affinché coloro che vivono in montagna e chi ha intenzione di costruire la propria vita in queste aree, aspre e meravigliose, possa trovare una rete di servizi che alzino il livello della qualità della vita.

Il mondo agricolo nei territori montani è ancora caratterizzato da un tessuto di piccole e piccolissime imprese, molte delle quali a gestione familiare, che tentano faticosamente di portare avanti in modo armonico quel disegno di gestione del territorio che non è in contrasto, ma anzi rafforza la difesa dell’ambiente e del suolo, accanto a un’attenzione verso le produzioni di qualità e il mantenimento della memoria e delle migliori tradizioni dell’agricoltura e dell’allevamento in territori montani. In una situazione in cui il mercato diventa sempre più competitivo, il rischio è il continuo indebolimento di un’agricoltura che fatica a seguire le trasformazioni e le innovazioni (non sempre positive) che si stanno imponendo, che non può competere e vincere con le produzioni agroindustriali e con la massificazione e banalizzazione del gusto e dell’alimentazione.

Non si tratta affatto di un dualismo tra innovazione e tradizione, ma di un nuovo modo di intendere la vita e l’agricoltura in montagna. Le produzioni tipiche, soprattutto nelle aree marginali come le alte e medie valli, devono necessariamente essere considerate all’interno di uno scenario che sia culturale, sociale ed economico. È necessario cioè lavorare per migliorare il settore agroalimentare e fornire alle aziende gli strumenti per poter presentare i frutti di queste terre all’interno di una cornice più ampia: prodotti di ottima qualità, sicuri, presenti in modo diffuso sul territorio, che contribuiscano al mantenimento delle attività agricole nelle valli. Ma soprattutto, bisogna affermare con forza che quel dato prodotto rappresenta un territorio, il lavoro che c’è dietro, la cultura, la ricerca, il valore intrinseco ed il valore simbolico che sostiene.

Le nostre montagne possono essere protagoniste di una nuova stagione di rilancio e di rinascita, partendo dalle capacità e dalla memoria di chi ha resistito alle fasi più difficili del passato, all’abbandono, alle asperità della vita in alta valle. A chi ha saputo apprezzare la ricchezza di questi territori e ora può nuovamente sfruttarne le potenzialità. Ci sono segnali positivi, le politiche degli ultimi anni stanno cominciando a dare buoni frutti, ma il lavoro è ancora lungo. Ci sono tutte le premesse per ridare vita e fiato alle vallate alpine, conciliando la difesa del territorio e le tradizioni, in un contesto di sempre maggiore dinamicità. 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 13 Aprile 2012 08:55 )