L’8 marzo 1931, al numero 2 di via Vanchiglia a Torino, veniva inaugurata la Taverna del Santopalato. Il menù proposto comprendeva piatti di cucina futurista e nel “pollofiat” il binomio cibo-metallo trovò la sua massima espressione.

L’abbinamento fra sostanze alimentari e materiali metallici non è certo una novità. Risale infatti alla prima metà dell’Ottocento l’impiego di scatole di latta a tenuta ermetica, ritenute più affidabili dei precedenti vasi di vetro, per conservare le verdure e, soprattutto, la carne, secondo il metodo scoperto dal pasticciere parigino Nicolas Appert.

E che fossero più affidabili poterono certificarlo i soldati piemontesi impegnati nella guerra di Crimea, destinatari delle carni conservate preparate nell’opificio torinese dei fratelli Lancia. Francesco Cirio e il pioniere dell’automobilismo, Vincenzo, sarebbero venuti dopo.

L’applicazione, per la sua praticità, avrebbe dilagato. Lattine per bibite, scatole per biscotti, tubetti per dentifricio e salsa di pomodoro o maionese, sarebbero entrati a far parte del patrimonio comune di esperienze di tutti i frequentatori di supermercati. Né sarebbe riuscita a sottrarsi al fascino del binomio cibo-metallo la bottega tradizionale, la quale, anzi, avrebbe decretato la fortuna del laminato di alluminio, impiegato in grandi quantità per avviluppare prosciutto affettato o polli arrosto.

Ma a Torino non spetta soltanto il primato nell’inscatolamento dei cibi. È anche la città nella quale, per la prima volta in epoca moderna, il metallo è stato utilizzato come componente diretta della preparazione. L’8 marzo 1931, al numero 2 di via Vanchiglia veniva inaugurata la Taverna del Santopalato.

Come contributo al menu della serata inaugurale Nicola Diulgheroff, progettista e arredatore del locale, proponeva il “Pollofiat”, ossia un pollo ruspante (prima della guerra se ne trovavano ancora) ripieno di sfere destinate ai cuscinetti che la RIV sfornava in grande quantità. L’intento, non si sa quanto gradito dai commensali, era quello di conferire alla carne del volatile un gustoso sapore di metallo.

Pare tuttavia che la ricetta non abbia riscosso il successo che, forse, avrebbe meritato: neppure nella successiva versione denominata “Polloacciaio”, nella quale le sfere dei cuscinetti erano sostituite da confetti colore argento lucido. 

 

Pier Luigi Bassignana
Archivio Storico AMMA
www.amma.it

Immagini di Bruna Biamino
www.brunabiamino.com

Tratto da: Contaminazioni (Misticanze)
Calendario 2011 AMMA
Aziende Meccaniche Meccatroniche Associate

Bibliografia
Filippo Tomaso Marinetti e Fillìa. La cucina futurista. Ristampa anastatica 1935. Viennepierre Edizioni. Milano, 2007.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 13 Aprile 2012 08:59 )