Piccole figurine in terracotta aggrappate a minime sporgenze di pezzi di legno o metalli, modellati e restituiti dal mare. Sono i "Superstiti" della vita.

"Superstiti" siamo tutti noi che rotoliamo nel mare delle difficoltà più o  meno importanti, più o meno gravi che la vita ci presenta. Tutti ci aggrappiamo a minimi fili di speranza per superarle. Anche noi, come le figurine in terracotta di Marina Pepino.

Sedute su piccole e improbabili sporgenze di pezzi di legno o metalli arrugginiti, guardano, nude e incredule, lo scampato pericolo. Non sorridono ancora perchè la paura e l'angoscia sono ricordi recenti, ma sono asciutte e in salvo.

Molte delle sculture sono realizzate con materiali di recupero arrivati sulla spiaggia dopo le mareggiate: legni corrosi, ferri arrugginiti che hanno già di per sè una storia. Il mare, poi, li ha modellati, li ha colorati, ha aggiunto esperienza al precedente vissuto. Marina li ha rivalorizzati dando loro un nuovo racconto e offrendo al pubblico belle emozioni e la sensazione di "essere a casa".

I Superstiti e le altre opere di Marina Pepino sono esposte presso:
Associazione Culturale Proarte
Via Salita al Castello 13 - Cervo (IM)
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Marina Pepino

Marina Pepino nasce a Fossano (CN) nel 1960. Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte e il corso di Scultura all'Accademia Albertina, ha condotto un intenso e costante lavoro di ricerca sotto lo stimolo di forti esperienze umane. La più incisiva tra queste è stata senz'altro quella a contatto con i pazienti dell'ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi dove è presente fino al 1994 come arteterapeuta. 
L'opera teatrale "OMNES COLORES" narra le sue esperienze a contatto con i pazienti qui ricoverati ed è stata da lei realizzata nel 2006 insieme a Fabio Ferrero con la direzione di Koji Miyazaki.
Insegna al Liceo Artistico P. Gallizio di Alba (CN). Una sua opera monumentale dal titolo "A Camille" è collocata nel giardino del Naviglio di San Giuseppe a Fossano.

Intempo seguirà i suoi nuovi progetti segnalandone gli aggiornamenti e i nuovi link.
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... Ciò che costituisce l'istinto dominante in Marina è la materia in tutte le sue potenzialità espressive.
A lungo ha prevalso l'azione del modellare, la sostanza fittile presente in immagini su grande o piccola scala; in seguito, ha elaborato il concetto di "recupero" di pezzi abbandonati, umili o triviali frammenti da assemblare e riporare in vita e in dignità di forma.
La metafora è trasparente e parte dall'esperienza di arteterapia che così profondamente ha segnato il suo percorso creativo: il lavoro di ricostruzione, sempre parziale, di esistenze spezzate, lacerate, dimenticate.
Con il procedimento di montaggio arriva alla ricomposizione di immagini perdute, quasi armadi o teatrini della memoria, dove l'animazione è affidata per lo più a minuscole figure in terracotta.
Qesto stesso materiale è alla base di ieratiche icone femminili, esotiche e arcaiche,che annunciano la ripresa di  una figurazione "in grande" da parte dell'artista.
In un'epoca di decrepitezza degli idoli appare del tutto rigenerante questo attingere a fonti remote, primordiali, quasi un canto pagano e accorato alla natura.

Ida Isoardi

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 29 Ottobre 2012 16:34 )